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Fermo - camminando 150

Fermo ed i suoi cantori: camminando per Fermo

Hanno detto di Fermo: carrellata di liriche e versi d’amore per Fermo.

HANNO SCRITTO DI FERMO
(Da Gianni Cisbani, “Camminando per Fermo”, Edizioni del VicoloLungo, 2014)
* Gli scritti contrassegnati dall’asterisco sono dell’autore.

* Colpiti dalla bellezza di Fermo, molti, tra cui illustri letterati ed artisti, hanno scritto sulla nostra città. Giovanni Comisso ammira i “portici armoniosi” della piazza, per Franco Bertini “bella da rimanere a bocca aperta”; “Come dimenticare Fermo?”, si domanda Pietro Ingrao nella sua autobiografia; per Michele Serra il centro storico “è uno dei più belli del mondo”; “Intrisi di arte e di storia la gente, le case”, scrive, meno enfatico, Lanfranco Colombo; Mario Dondero, forestiero abitante per tre lustri in vicolo Zara, sottolinea la solidarietà popolare nei vicoli; Euro Teodori descrive la sua via Sant’ Anna e ne racconta gli strani traffici notturni, molto tempo fa… Ed altri ancora (Franco Matacotta, Angelo Ferracuti, Giuliano Montanini, Paolo Concetti, …) sulle vie e i vicoli, la piazza, il Girfalco, i palazzi, le chiese, i cortili, perfino gli acciottolati.
Le osservazioni più acute, i giudizi più illuminanti si trovano, credo, nei testi di Luigi Di Ruscio, di Paolo Volponi e Alvaro Valentini., ed è per questo che invito a leggere, soprattutto, le prime poesie di Di Ruscio e il suo romanzo Palmiro, la nota scritta da Volponi per la cartella Fermo storica in 12 disegni di Giuseppe Pende e la magnifica introduzione di Valentini al volume fotografico di Eriberto Guidi Fermo scene di teatro.

FERMO DA LONTANO

la cattedrale

la cattedrale

La prima apparizione di Fermo è quella di una grande piramide compatta di case, con in cima il bianco della cattedrale e il verde del Girfalco.
Alvaro Valentini

Nella sera deviai da Porto San Giorgio verso la piccola città di Fermo. La strada saliva e si internava tra colline inaridite… A un’osteria mi venne indicata la città con le sue luci fitte su un colle, come una nave pronta a salpare.
Giovanni Comisso

Le case foderano tutta la collina, graduali come le squame di una corazza, interrotte ogni tanto da sbuffi di verde di giardini, di orti e di spallate.
Fabrizio Fabi

Le case

Le case

La città dove viviamo con le case
accatastate in un colle circondato da torrioni e mura
poi tutte le chiese e i palazzi dove abitano loro
Luigi Di Ruscio

 

 

 

FERMO DALL’ALTO

Sopra le tegole
Tutto appare chiaro
L’altezza delle case
Il peso delle cose
Adelelmo Ruggieri

E’ cominciata così: dalla curiosità di osservare la città – come I cinque muratori della poesia di Adelelmo Ruggieri- da quella prospettiva, sopra le tegole… Da quassù si scopre un’altra Fermo.
Anna Rita Principi

DUE PASSEGGIATE

Prima passeggiata: da un vicolo di Santa Caterina a Piazza del popolo (metà del Novecento)
Per andare dal vicolo in piazza, non avevo nessuna ragione per andare in piazza troppo presto, facevo una strada molto lunga, facevo la strada nuova che scopre tutto il panorama ad arco dall’Adriatico agli Appennini, i Sibillini ad arco come un naturale altare della patria picenica, un altare spesso imbiancato verso l’autunno, un bianco che aumentava e alla fine una neve morbida come uno svolazzare di piume leggere arrivava anche al paese nostro.
Luigi Di Ruscio

Seconda passeggiata: corso Cavour, corso Cefalonia, Piazza del popolo,via Mazzini, Girfalco (intorno all’anno Duemila)
La mia passeggiata preferita è quella che da corso Cavour, passando davanti alla chiesa di San Zenone, risalente al Mille, va in alto verso il centro, e nel procedere si incontrano bei palazzi ottocenteschi… Poi, superando il Tribunale, si arriva alla torre Matteucci… Da corso Cefalonia si sbuca in Piazza del popolo, larga e accogliente, dove sulla destra sorge la biblioteca comunale. Continuando per via Mazzini, si arriva alla parte più alta della città, nel parco del Girfalco, un luogo magnifico, dove dar ragazzo ho letto molti libri nell’assorta solitudine di panchine che stanno sotto una fila ordinata di lecci centenari.
Angelo Ferracuti

IL CENTRO STORICO

Ricordo la mia prima Fermo (i giorni dell’entusiasmo, con Luigi Crocenzi alla conquista del mondo con il suo “racconto fotografico”): un luogo dove sentivo parlare –invece che di politica o di sport- di papi e di Dante, di pittura e di correnti letterarie. Intrisi di cultura e di storia, la gente e le case.
Lanfranco Colombo

Una colonna, un palazzo, una loggia, preistorici o romani, medievali o barocchi, segreti ma facili da trovare, non visti ma lo stesso conosciuti dal visitatore più frettoloso, diventano un elemento obbligatorio della vostra cultura.
Paolo Volponi

Abbiamo tre nuove province: Barletta, Fermo, Monza… Barletta è la patria di Pietro Mennea, Monza è la capitale di Teodolinda (cito dalla Padania), Fermo ha uno dei centri storici più belli del mondo, anche se pochi italiani lo sanno.
Michele Serra

Cortili, portali, chiostri, palazzi, vicoli, piazze. Questa è Fermo, un centro storico di grande pregio e molto esteso, tutto da scoprire… Una Fermo da percorrere a piedi, silenziosa e nascosta, quasi gelosa della sua stessa storia.
Elvezio Serena

Sotto un’abside gotica scoprite il tratto di cinta romano costruita con blocchi enormi di pietra; entro un cortiletto moderno affiorano avanzi di mura megalitiche preromane; alle spalle di una struttura duecentesca, il Settecento vi offre uno dei suoi esemplari più limpidi.
Alvaro Valentini

Questa città conserva ancora intatte le vestigia degli antichi padri Piceni e Romani, nonostante le successive vicende feudali e clericali che hanno lasciato come deposito una certa diffidenza riservata a chi pensa con la propria testa.
Euro Teodori

LA PIAZZA

Ho ancora incise nella mente quelle piazze di città grandi e piccole, segnate da invenzioni architettoniche straordinarie, da intrecci di monumenti e simboli. Come dimenticare le piazze di Fermo? Quella maggiore marcata dai contrassegni di un antico potere, e l’altra assolutamente solitaria, posta in cima ad un colle a completamente aperta da tutti i lati su uno straordinario panorama campestre muto e trascolorante.
Pietro Ingrao

Rientrai nella lunga piazza illuminata: luce, silenzio e freschezza si raccoglievano insieme sotto quei portici armoniosi. Una gente pacata stava seduta ai tavolini dei caffè in estatico godimento di quella luce, di quel silenzio.
Giovanni Comisso

…piazza del Popolo, cuore della città, bella da rimanerci a bocca aperta, con l’impressione di vivere in un altro tempo, oppure nel tempo più autentico che c’è.
Franco Bertini

Il palazzo rinascimentale in fondo, sede del Comune, con la sua compostezza spaziale, conclude e afferma ogni volume cittadino, sia morale che storico.
Paolo Volponi

LA CURIA

L’arcivescovo principe è anche il più grosso agrario del Piceno, tutta la vallata era dell’arcivescovo e principe nostro ed io che andavo con i pennelli nelle notti più nere a scrivere sui muri del palazzo arcivescovile la frase: La terra a chi la lavora. Intaccare la base economica della chiesa, mandarli a zappare con tutte le loro mitre dondolanti era questa la mia utopia, il resto un vago fulgore di rosse bandiere.
Luigi Di Ruscio

*Nell’iscrizione in latino visibile sulla colonna di sinistra,è ricordato come arcivescovo e principe fermano Alessandro Borgia, che fu solo un omonimo, e un parente molto lontano, del papa Alessandro VI , padre di quel duca Valentino che fu per brevissimo tempo, nel 1503, Signore della nostra città.

SAN FRANCESCO

*Una porta della sacrestia della chiesa di san Francesco immetteva nel campetto di calcio, che era frequentatissimo, specialmente nella buona stagione, quando le partite duravano fino al tramonto. Il gridare dei ragazzi si sentiva in lontananza; da casa mia –ricordo- si distinguevano le voci.
Per dirlo alla maniera di Leopardi:
Dal campetto dei frati
il lieto rumore
dei ragazzi vocianti
persi dietro a un pallone
si diffondeva intorno
finché moriva il giorno.

IL RICREATORIO SAN CARLO

Verso via Roma il Ricreatorio era chiuso da un lungo muro tutto traforato, con elementi modulari in cotto rosso, che sembravano fatti apposta per infilarci la punta della scarpa e scavalcare il muro: cosa che facevano tutti i ragazzi che venivano da san Francesco. Nello spirito di questi spazi era la “valicabilità”la possibilità evidente di starci dentro e di evaderne, di conquistarli per “scalata” e di evaderne liberamente.
Domenico Pupilli

Passavo più ore al Ricreatorio che a casa o a scuola e la mia frequenza (come quella di altri coetanei) era anche così intensa che non ricordo altro della mia infanzia e prima giovinezza che non abbia un rapporto con quei luoghi fisici, con quell’ambiente magico
Giorgio Cisbani

*Da un lato del campo di calcio, al posto delle linee laterali, c’erano le mura e due torrioni medievali. C’era un solo pallone, e quando andava di sotto, verso i campi da tennis, bisognava avdare a recuperarlo, Spesso, per fare presto, con l’incoscienza dei quindici anni, sceglievamo una via ripida e pericolosa, dalla parte del collegio Bambin Gesù. Poi, col pallone sotto il braccio, risalivamo dall’altra parte, più facile, e la partita poteva ricominciare.
P.S. Il campo, in cui da tempo non giocava più nessuno, con la recente ristrutturazione è stato ristretto. La scalinata, raccontata da numerose foto di gruppo, ha subito un trattamento più radicale: è stata eliminata. Ignoti i motivi.

LE  VIE

Vie e vicoli

Vie e vicoli

Più che la magnifica Piazza grande o gli slarghi rionali che si aprono, di tratto in tratto, come fondali entro cui ritagliare altri fondali, è il dedalo dei vicoli, l’incrociarsi delle vie in discesa con quelle pianeggianti, lo snodarsi di un percorso imprevedibile che suscita lo “stupore”….
La stessa via che vi era parsa medievale a discenderla , a risalirla vi colpisce per i suoi palazzi barocchi; il tratto pianeggiante del corso, caratterizzato da palazzi rinascimentali, si dirama in una strada che sale e s’incurva tra le mura di un teatro romano.
Alvaro Valentini

… una lunga serie di vicoli e stradine, col loro vecchio acciottolato, immobili nel tempo. E’ certo, questa, la parte più antica e popolare di Fermo: sta lì da almeno mille anni, da quando Fermo era la metropoli della Marca.
Paolo Concetti

D'inverno

D’inverno

La torretta con lì orologio a una sola sfera suonava l’ora ogni quarto, mia madre diceva zitti che suona l’ora, la torretta era del tutto simile alla torre degli scacchi. D’inverno la neve copriva la campanella della torretta e i tocchi dell’ora giungevano attutiti e sordi, così sapevamo subito che la neve era venuta.
Luigi Di Ruscio

 

 

 

*Via Perpenti l’ho percorsa innumerevoli volte quando frequentavo il liceo “Annibal Caro”. Camminavo veloce la mattina, per entrare in orario (i libri di scuola all’epoca pesavano meno).

Fermo, il muro sotto la Madonna del Pianto
La città deserta, la reclame sui muri
Mia madre con i capelli ordinati
cammina radente lungo quelle logore immagini
come decollages di Mimmo Rotella
Da venti metri la scorgo, è sera
Resto fermo dove sto
Non voglio rovinare la bellezza del dipinto
Adelelmo Ruggieri

C’è uno scalpiccio bizzarro, di gazze, sul selciato. A due a due, lunga collana di seta nera, passano i seminaristi che tornano dalla passeggiata fuori le mura. Volti pallidi, … occhi inchiodati a terra, camminano parlottando sommessamente, e le loro tonache frusciano nel silenzio.
Franco Matacotta

I miei primi vagiti scesero e vagarono lungo quella lunga fettuccia di via Sant’Anna che collega Largo Benzoni a Largo delle Grazie come un lungo cordone ombelicale… Di giorno la via era tranquilla: i bambini giocavano, le vecchiette sedute davanti all’uscio ricordavano il passato, la gallina beccando qua e là “ripeteva il suo verso”. La sera, meglio la notte, era tutta un’altra cosa, un altro mondo. … I fruscii delle gonne di raso si confondevano con i sibili e i battiti delle ali dei pipistrelli dei torrioni vicini, i colpettini secchi dei tacchi a spillo con i tic-tac delle sveglie sopra i comodini.
Euro Teodori

G.C.

Via degli Aceti

I VICOLI

I tuoi vicoli erano
e sono le mie vene.
Le tue mura screpolate
la mia vecchia pelle,
vecchia mia città.
Romano Perticarini

A Fermo la vita più autentica pulsa ancora tra i vicoli dove sopravvive per la natura stessa dell’ habitat, per la serenità dolce che vi si respira … Io stesso che sono uno “straniero” piovuto fra i Fermani posso testimoniare, con una presenza di quasi tre lustri in un caro vicolo di “Campoleggio tra i più storici della città, del permanere di una cordiale anima popolare, che caratterizza una vera solidarietà.
Mario Dondero

 

Sera al vicolo Zara
I ragazzi complottano la sera
con le spade di legno minacciose.
Si accendono le luci sotto i ponti
e odor di povertà
viene da dentro le cucine basse.
Giuliano Montanini

Le nostre case appoggiate come stroppi che si tengono la mano
al mattino un pezzo di pane a mezzogiorno un piatto di minestra
alla sera un piatto d’erbe e il curato a carnevale
ebbe il gusto di dire spero che farete tutti vigilia
noi la facciamo tutto l’anno vigilia
Luigi Di Ruscio

Il sole lo abbiamo in mezzo al vicolo verso mezzogiorno
in inverno la brocca dell’acqua gelata
e le mani piene di geloni
Luigi Di Ruscio

LE ANTICHE MURA

Piove. Uno straniero mi chiede qualcosa
A me che passeggio per caso stanotte
da solo sotto l’ombrello di mia madre
con un bordo scuro di piccole dalie.
Il ristorante cinese La Muraglia?
E’ qui, fra cinquanta metri a destra,
presso le antiche mura
vorrei dire
Adelelmo Ruggieri

La strada nuova, molto erbosa, costeggia una parte delle mura cittadine dove nascono, proprio sulle mura, i capperi che mio padre mette sotto aceto.
Luigi Di Ruscio

CASE AI MARGINI

*Ai margini di alcune strade, in posizione defilata o nascosta, case di campagna, molte abbandonate, alcune invase dalla vegetazione. La prima è stata demolita di recente, per far posto ad un grande edificio, con molti appartamenti da vendere, invenduti finora.

Cammino in un tramonto
arancione mischiato a rosa
un po’ di rosso, del giallo
Colori solari, come si dice
di questi tempi … e lui
così lontano, il sole
a quest’ora, tra le case
rese belle dagli ultimi raggi
Adelelmo Ruggieri

IL  PAESAGGIO

Quello che forse non è mai cambiato davvero è il paesaggio che si scorge in lontananza. Una campagna dolce che sempre mi rassicura e accoglie con i suoi alberelli sparsi, e sullo sfondo sempre loro, le cime dei Sibillini che svettano come Giganti della Montagna nelle giornate limpide, quando si vede veramente tutto. Le mie sfingi sono stati sempre loro. La mia patria è questa.
Angelo Ferracuti

…quella splendida casa del mio amico, di cui non dico il nome, sommersa in un vicoletto del centro, tutta pietre e mattoni,con quelle finestre che quando le apri il cuore ti vola via tra i monti e il piano.
Franco Bertini

L’ immagine di Amalasunta segna ancora l’unità poetica di Fermo, e di tutta la sua “massa”, traversandone il cielo nella visione tersa di uno dei figli più ispirati di questa terra, Osvaldo Licini.
Fra le sei Marche che si possono riconoscere, una più bella dell’altra, quella di Fermo-Amalasunta
è di sicuro la più dolce e incantata, di traverso tra le correnti marine e montane, sconvolta e colorata eppure netta colle per colle, richiamo per richiamo.
Paolo Volponi

CONCLUSIONE

Le porte serrate parlano di silenzio, non di abbandono; gli spazi vuoti aspettano di riempirsi. L’immobilità e il silenzio della città sono provvisori. E’ sottintesa una pienezza: di vita presente e di antica civiltà.
Alvaro Valentini

Io amo molto Fermo, oltre che per la sua bellezza, perché mi pare, per tanti aspetti e rime e anche dati storici la sorella di Urbino; e l’amo anche per un gruppetto meraviglioso di amici che la sua gentilezza mi ha regalato.
Paolo Volponi

E tra quelle colline nei sentieri scavati dai paesi diventava facile tutto, e dormire era un precipitare in qualcosa di molto soffice e svegliarmi era un risalire da qualcosa di molto profondo galleggiare nelle strade e navigare in aria, essere leggeri e felici oggi e anche dopo, e dicevo, ecco anche io salgo aerei precipizi e qualsiasi cosa scriveranno di questa terra carnale l’avrò scritta anche io, e ovunque troverete la mia poesia invisibile.
Luigi Di Ruscio