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Famiglie e personaggi illustri a Fermo: Matteucci

LE CASE MATTEUCCI NELL’ANTICO TESSUTO URBANO DI FERMO

Torre Matteucci

Torre Matteucci

La ricerca dei luoghi abitati nel tempo dai componenti delle famiglie Matteucci si è avvalsa dell’analisi di documenti storici conservati presso l’Archivio di Stato di Fermo, l’Archivio Storico Arcivescovile e le Biblioteche comunali di Fermo e di San Severino Marche.

Il più antico documento consultato è stato il quattrocentesco catasto descrittivo urbano della contrada di San Bartolomeo (1) conservato presso l’Archivio di Stato di Fermo. Il suddetto catasto, scritto in italiano volgare, elenca i nomi dei proprietari dei beni mobili ed immobili censiti nella suddetta contrada definendo la destinazione d’uso dell’edificato e degli spazi liberi, il loro valore ed i confini urbani viari e vicinali (2).

La sua lettura fornisce uno spaccato interessante della realtà urbanistica e sociale di quella parte centrale della città sviluppatesi nell’area nord, sottostante il Girifalco, fino alle antiche mura difensive nella zona ora detta di Sant’Anna e che confinava, ad est, col retro dell’attuale Palazzo dell’Università e l’antica “Via della Pescaria” e, ad ovest, con la zona dell’attuale Largo della Rivolta.

torre matteucci

torre matteucci

L’analisi di questo importantissimo documento mi ha permesso di ricostruire un quartiere con struttura socialmente autonoma, soprattutto nelle zone più vicine al centro città, costituito da edifici residenziali e commerciali, caratterizzato dalla presenza di enti religiosi e assistenziali prestigiosi e ricchi di proprietà anche mercantili, dotato di una struttura viaria articolata (gli isolati circostanti gli attuali Corsi Cefalonia e Cavour) e funzionale all’impianto di luoghi urbani costituiti da proprietà edilizie di famiglie importanti per la vita cittadina. Nella contrada si evince anche la presenza di un popoloso e popolare borgo ubicato sotto l’attuale Via Bergamasca anch’esso raffigurato nella ipotetica ricostruzione planimetrica allegata (cfr.Tav. n.1). ( DISEGNO ELABORATO N°1)

In merito alla nostra ricerca, la consultazione dell’importante documento catastale, che costituisce il primo e unico riferimento urbano della Fermo quattrocentesca, mi ha permesso di trovare all’interno della contrada di San Bartolomeo le proprietà di Antonius Macteutii Vechi, di Jacopus Macteutii de Fallerone, di Johannes Macteutii Vechii, di Lucas Macteutii Folchi, di Magister Petrus Macteutii, probabili avi della famiglia di Saporoso Matteucci.

Più precisamente Antonius Macteutii Vechi possedeva, nella parte terminale ovest della contrada, due case, una di discreto valore stimata 20 libre, l’altra stimata 6 libre, una “casa da Strame” (3) stimata 6 libre e un orto stimato 10 libre (4).

Johannes Macteutii Vechii possedeva sempre nella parte terminale ovest della contrada, una casa da Strame” stimata 2 libre, un orto stimato 2 libre e una casa stimata 12 libre e 7 soldi. Dal catasto risulta di proprietà dello stesso Johannes, anche, una casa con “pestrino” (frantoio) e orto in contrada Castello (5).

Magister Petrus Macteutii possedeva, confinante con le proprietà dei soprannominati Matteucci, una “casa da strame” valutata 12 libre ed una casa di discreto valore valutata 35 libre (6).

Lucas Macteutii Folchi possedeva una casa di notevole valore che si affacciava sulla strada principale in prossimità della zona centrale della contrada (attuale Corso Cavour), confinante con la chiesa di san Matteo Apostolo (7), di notevole valore stimata 59 libre, 3 soldi, 4 denari e una “casa da strame con orto” stimata 6 libre e10 soldi nei pressi delle mura cittadine, ai limiti del popoloso borgo ubicato nella zona nord (8).

Jacopus Macteutii de Fallerono invece possedeva una casa nel sopradetto borgo sottostante l’attuale Via Bergamasca valutata 11 libre e 2 soldi (9).

Antonius e Johannes Macteutii Vechii sembrano far parte di una stessa famiglia e insieme a Magister Petrus Macteutii e Lucas Macteutii Folchi hanno case proprie, orti e ricoveri per gli animali domestici e di lavoro nella stessa zona della contrada i primi e in zona urbana più centrale e ricca Lucas. E’ interessante notare, inoltre, che il valore stimato delle proprietà dimostrano l’appartenenza ad un ceto sociale benestante, forse di economia mercantile, di discreta rendita economica. Attesta quanto detto anche l’ubicazione dei possedimenti (case ed orto) lungo l’attuale corso Cavour e degli annessi (“ case da strame”) nelle sua immediate vicinanze. Forse meno facoltoso sembra essere Jacopus Macteutii de Fallerono che possiede solo una casa, probabile sua residenza, in un quartiere più popolare.

Quanto sopra descritto attesta la presenza di famiglie Matteucci nella città di Fermo fin dal XV secolo; l’ubicazione delle proprietà, come sopra accennato, scaturisce da una ipotetica ricostruzione urbana frutto dell’analisi accurata della puntuale descrizione del bene censito dal catasto, confrontata con la planimetria emersa dall’assemblaggio dei piani terra delle costruzioni attualmente esistenti. L’individuazione poi di alcuni “luoghi certi”, documentati nelle fonti storiche locali, quali le chiese parrocchiali, gli oratori, le corporazioni religiose con l’ospedale, gli enti religiosi in cui erano sistemati gli “altari”(10), il Girone, ha permesso una sommaria ed ipotetica localizzazione delle proprietà scaturita dal progressivo assemblaggio dei luoghi urbani secondo le indicazioni dei confini del bene e della viabilità nominati dal catasto stesso (cfr. tav.n. 1).

La ricerca delle proprietà edilizie delle famiglie Matteucci nei periodi successivi al XV secolo ha utilizzato i documenti conservati presso l’Archivio Storico Arcivescovile di Fermo partendo dal presupposto che il registro dei battezzati e cresimati delle parrocchie e la lettura dello “stato delle anime” censiti nelle stesse mi permetteva di stabilire la zona urbana di residenza. Così ho trovato che nel fondo dell’Archivio parrocchiale della chiesa di San Matteo Apostolo (7) risultano i nomi dei Matteucci fin dall’anno 1566 (11).

La consultazione dei registri dello “stato delle Anime” della suddetta parrocchia (12) ha ulteriormente puntualizzato i Matteucci residenti nella contrada di San Bartolomeo, la ormai scomparsa chiesa di San Matteo Apostolo, infatti, si affacciava sull’attuale Corso Cavour all’altezza della facciata laterale nord dell’edificio della sede centrale della Cassa di Risparmio.

Che nel XVI secolo una famiglia Matteucci vivesse a Fermo lo attestano, invece, i documenti presentati da Lorenzo Matteucci, figlio di Concetto Matteucci e Caterina Ottinelli, nel “Processo di Nobiltà(13), da lui stesso indetto nell’anno 1655, che gli permetterà di ottenere “dall’Illustrissimo Cardinale Arcidiacono e Principe di Fermo” previa autorizzazione del “Serenissimo Gran di Toscana Gran maestro della sacra religione di S. Stefano”, il titolo nobiliare di Marchese.

Nell’elenco delle proprietà possedute dal padre Concetto Matteucci nella città di Fermo risulta una casa dichiarata sua abitazione in cui ci sono anche un “pestrino da olio”, un orto, una grotta e una cisterna, il tutto valutato quattromila scudi e con una rendita annuale di cento scudi. Sempre dentro la città di Fermo il detto Concetto possedeva anche un forno, una osteria e un mulino con rispettiva rendita annuale di sessanta, venticinque e sessanta scudi (14).

Dai documenti non si evince dove fossero ubicate le suddette proprietà edilizie ma abbiamo motivo di pensare, dalla consultazione dei suddetti documenti conservati presso l’Archivio Storico Arcivescovile di Fermo, che fossero nella contrada di San Bartolomeo.

La supplica di Lorenzo Matteucci fa inoltre puntuale riferimento al ruolo avuto da molti uomini della famiglia Matteucci, nel XVI secolo, in qualità di valorosi “uomini d’arma” al servizio dello Stato Pontificio (15).

Dall’analisi dei documenti sin qui citati si può evincere che esistevano diversi ceppi delle famiglie Matteucci e che la più importante, socialmente e forse anche economicamente, fosse passata nel tempo da uno stato sociale forse mercantile nel XV secolo, attraverso un riscatto di uomini d’armi al servizio dello Stato Pontificio nel XVI secolo, al Marchesato nel XVII secolo.

I registri dello “stato delle anime” della parrocchia di San Matteo Apostolo, conservati presso l’ASAF (16), attestano che nel periodo intercorso tra gli anni 1680 – 1690 abitavano nel quartiere tre famiglie Matteucci. La famiglia del Marchese Nicolò Matteucci che aveva, nel 1680, la moglie Camilla, cinque figli di nome Saporoso, Anna, Teresa, Giuseppe, Galeazzo, una balia e quattro persone di servitù.

La famiglia del Marchese A. Giacomo Matteucci che era formata dalla moglie Teodosia, tre eredi chiamati Fabio Massimo, Lorenzo di Gio Batta, Gio Batta e due persone di servitù.

Nella famiglia del Signore Giulio Cesare Matteucci vivevano, oltre alla moglie Signora Maria Vittoria, due figli Antonio e Alessandro, un sacerdote Signor Don Girolamo Matteucci e tre persone di servitù. Come appare dai nomi dei Matteucci registrati e sopra elencati, due famiglie hanno il titolo di nobiltà mentre quella di Giulio Cesare ha solo il titolo di Signore.

La consultazione dei registri ci consente di verificare la variazione negli anni dei componenti famigliari. Dieci anni dopo nell’anno 1690 alla famiglia del Marchese Nicolò Matteucci si aggiunge una sacerdote D. Paolo Nerone e non è più nominata la figlia Anna e la balia; nella famiglia del Marchese A. Giacomo Matteucci non viene più nominato il capofamiglia e la moglie Teodosia ma quattro nomi, forse di eredi, un magazziniere e due persone di servitù; nella famiglia del Signor Giulio Cesare Matteucci non viene più nominato il figlio Alessandro, ma nascono Caterina, Concetto, Francesco Saverio, Agnese ed aumentano le persone di servitù.

Nell’anno 1695 la famiglia della Signora Marchesa Camilla Matteucci si riduce alla moglie Camilla, al sacerdote Don Paolo Nerone e a tre persone di servitù mentre alla famiglia di Signor Giulio Cesare Matteucci si è aggiunto il sacerdote Signor Don Girolamo Matteucci, i figli sono diventati sette e cinque le persone di servitù.

Più interessanti sono i registri con lo “stato delle anime” degli anni da 1701 al 1705 perché in essi sono menzionate sia la proprietà dell’abitazione dei Matteucci che gli anni dei battesimi dei figli.

Dalla loro lettura si evince che nel 1701 vivevano ancora nella parrocchia di San Matteo in una casa di proprietà, solo la Marchesa Camilla Matteucci con il sacerdote Don Paolo Neroni ed una persona di servitù, a cui si aggiungerà nel 1705 la Signora Olimpia Romami, forse dama di compagnia, ed il Signor Lorenzo Matteucci (battezzato nel 1624) con due persone di servitù.

Nell’anno 1705 risulterà residente anche la famiglia del Signor Giulio Cesare Matteucci (battezzato nel 1641) ed i figli Signor Don Antonio (battezzato nel 1675), Signor Concetto (chierico battezzato nel 1683), Guidobaldo (battezzato nel 1693), Luca Gualtiero, (battezzato nel 1700) con quattro persone di servitù.

In questo elenco, inoltre, si dichiara che sotto la Torretta dei Matteucci abitava una vedova (Anna Cunassa). Quest’ultima notizia mi sembra confermare che le proprietà Matteucci si trovassero nei pressi della torre già di loro proprietà. (17)

Negli anni che intercorrono tra il 1712 ed il 1735 restano ad abitare nella contrada di San Bartolomeo gli avi delle famiglie sopradette ed in particolare fino al 1712 risultano residenti la Signora Marchesa Camilla Matteucci (battezzata nel 1630) con il figlio Signor Marchese Gio Batta (battezzato nel 1666), sua moglie Signora Marchesa Maria e cinque figli di cui l’ultimo Antonio (battezzato nel 1734), una dama di compagnia Signora Olimpia Montani, due sacerdoti Signor Don Paolo Neroni (battezzato nel 1656), Signor Don Luca S…..e tre persone di servitù.

Nel 1712 è ancora residente anche il Signor Giulio Cesare Matteucci con il figlio Signor Don Antonio (battezzato nel 1675), la Signora Maria Caterina e sei figli di cui l’ultima Signora Maria Vittoria Lucia (battezzato nell’anno 1710) e cinque persone di servitù.

Nell’anno 1734 risultano abitare in due case proprie il Signor Concetto (battezzato nel 1683), il fratello Signor Guidobaldo (battezzato nel 1693), il nipote Signor Felice (battezzato. nel 1711),il nipote Signor Bernardino, la Signora Givolina vedova Matteucci con sua figlia Signora Camilla, il “castellano” Signor Nicola, il maestro Signor P. Antonio Pazzi, l’”agente” Signor Giuseppe Emiddy, con una damigella e tre persone di servitù, più le nipoti Signora Mariangela e Signora Maria Giovanna con una persona di servitù.

Nell’anno 1735 risiedono nella contrada di San Bartolomeo nella casa di proprietà soltanto la numerosa famiglia facente capo al Signor Concetto (battezzato nel 1683) insieme al fratello Signor Guidobaldo (battezzato nel 1693), i due nipoti, la vedova Givolina Matteucci con la figlia Camilla, il “castellano”, il “maestro”, l’”agente”, la damigella e quattro persone di servitù. Con molta probabilità una delle due abitazioni dichiarate nell’anno 1734 era mantenuta disabitata.

La ricerca effettuata sin qui ci attesta la presenza dei differenti ceppi familiari dei Matteucci nella parrocchia di San Matteo Apostolo e di conseguenza nella contrada di San Bartolomeo ma non ci ha permesso di individuare il luogo urbano delle loro abitazioni che dovevano essere numerose ed ampie, visto il rilevante numero dei componenti delle diverse famiglie.

Il documento che attesta con precisione il luogo delle case Matteucci nella contrada di San Bartolomeo è costituito da un memoriale presentato dal Marchese Girolamo Matteucci al Consiglio di Cernita nel luglio del 1789. Il memoriale era allegato alla richiesta di modifica di una scala di accesso alla zona di servizio della propria abitazione che occupava la pubblica via che dalla chiesa del Carmine saliva fino al Girifalco (attuale vie Don Ernesto Ricci e Teatro Antico) (18). Da questo documento, conservato presso l’archivio di Stato di Fermo, si evince che il suddetto Marchese possedeva, intorno alla chiesa di Santa Teresa (19) e nei pressi della Torre ora detta “Matteucci”(20), un gruppo di case minori che si addossavano a quelle in cui aveva gia intrapreso lavori di restauro con l’intento di costruire un palazzo. ( DOCUMENTO DELLA BIBLIOTECA DI SAN SEVERINO )

ognissanti

ognissanti

E’ del 19 gennaio 1790 l’ulteriore domanda di modifica edilizia della facciata delle case Matteucci con l’allegato disegno firmato dall’Arch. Pietro Augustoni che ha per titolo “Pianta che dimostra la pubblica strada, che dall’Ospedale delle Proiette conduce verso il Duomo, e ad Ogni Santo presso le case ed orti de’ nobili Signori Marchesi Matteucci, e dell’orto del Nobil Signore Ignazio Trevisani” (21). ( DISEGNO DELL’ARCH. AUGUSTONI)

Nella rilettura grafica del disegno si individuano con precisione sia le case di servizio, poste al termie della proprietà edilizia, che l’ingombro dei due corpi del palazzo di proprietà Matteuccci che occupava l’intero isolato e che confinava con lo slargo antistante la chiesa del Carmine a sud e il Corso Cavour a nord (22). (cfr tav. n.2) ( DISEGNO ELABORATO )

Nello stesso disegno appare con chiarezza l’ubicazione degli orti Matteucci che occupavano sia la parte alta dell’attuale Parco ora detto della Rimembranza che parte dell’area libera originariamente luogo del teatro romano. Sempre nell’elaborato grafico si individua anche il “ponte ad arco” che collegava passando sopra la strada pubblica (ora Via Don Ernesto Ricci), il palazzo con la costruzione, di proprietà Matteucci, che costituiva l’accesso all’orto/giardino sotto il Duomo (cfr tav. n.2).

Quindi è attestato che alla fine del XVIII secolo i Matteucci possedessero ampi spazi ortivi e notevoli proprietà edilizie,luoghi di residenza dei differenti ceppi familiari, in questa zona centrale di Fermo, sottostante il Girifalco, dove si erano da tempo insediate le famiglie più ricche ed influenti nella vita politica e sociale della città.

E’ possibile ipotizzare che anche le proprietà edilizie dichiarate alla fine del XVII secolo nel citato “Processo di Nobiltà” si trovassero negli stessi luoghi della contrada di San Bartolomeo e che fossero costituite da case di edilizia minore il cui accorpamento ha consentito la costruzione dei palazzi nel secolo successivo.

A questo punto della ricerca è stata di fondamentale importanza l’analisi della planimetria urbana del catasto Napoleonico e la lettura dei corrispondenti registri con gli elenchi dettagliati delle proprietà associate al nome dei proprietari, documento storico datato 1809 e 1810 e conservato presso l’Archivio di Stato di Fermo. (23)

Il documento ci permette di individuare le proprietà edilizie delle famiglie Matteucci nella contrada di San Bartolomeo, infatti, i numeri di particella catastale ed i numeri civici progressivi ancora leggibili nelle vecchie formelle in cotto, hanno consentito la realizzazione della tavola n°3 che evidenzia l’isolato in cui insistevano i palazzi e della tavola n°4 in cui sono stati graficamente localizzati anche i corrispettivi numeri civici (cfr. Tav. n°3 e n°4). ( CORRISPETTIVI DISEGNI ELABORATI)

Nel libro le proprietà edilizie dei “Matteucci di San Severino amministrata da Vittorozzi Don Filippo” (24) risultano essere case singole di due o quattro piani con cortili, orti, botteghe (particelle catastali n° 319,347,348) date in affitto mentre alla particella 349 corrisponde una casa a due piani utilizzata come propria abitazione con due botteghe date in affitto. (cfr. Tabella n°1) ( PAGINE DEL REGISTRO CATASTALE PAG. 22,23,24,25 E LA TABELLA N°1 COMPILATA)

Nello stesso libro a pag. n°24,25 (particella n°332) la proprietà di “Matteucci Giulio Cesare e fratelli” (25) risulta essere “una casa a quattro piani con cortile, orto, cinque botteghe al piano inferiore, con molino ad olio al piano inferiore” e un palazzo abitato dai proprietari con le botteghe date in affitto.(cfr. Tabella n°1)

Le campiture delle Tavole n.° 3 e n.° 4, pur rendendo visivamente gli ingombri delle proprietà edilizie Matteucci, hanno delle leggere differenze che scaturiscono dall’impossibilità di definire planimetricamente i confini di residenze che forse si compenetravano tra loro ed avevano differenti numeri di piani. La presenza, invece, delle formelle in cotto con scritti i vecchi numeri civici ancora esistenti e leggibili sulla muratura degli edifici dimostra con attendibilità gli accessi alle proprietà siano esse ingressi di abitazioni, botteghe, magazzini, cantine, frantoi etc…

La certezza che le famiglie Matteucci abitassero ancora nel XIX secolo nei luoghi descritti ed individuati nelle tavole allegate la danno i disegni contenuti nel volume “Eletta dei Monumenti piu illustri Architettonici Sepolcrari ed Onorari di Fermo e dei suoi dintorni pubblicati ed illustrati dall’Avv. Gaetano De Minicis” pubblicato a Roma nel 1841 e ristampato a Fermo nel 1857 (26).

Il disegno riproduce il tracciato del teatro romano individuando i resti di muratura ancora rintracciabili nel 1858, differenziando le parti inglobate nell’edificio del “ Conservatorio degli esposti” nell’intervento del 1786 e quelli trovati durante i lavori interni della chiesa del Carmine nel 1853. Nella tavola è evidenziata la parte del teatro di proprietà dei Matteucci consistente in un ampio giardino delimitato dall’edificio del “ Conservatorio degli esposti”e dal muro che delimita la via che conduce al Girifalco (“ strada discendente alla sommità del colle detto il Girone”).

Si accedeva all’area verde dei Matteucci attraverso un piccolo edificio con cortile che si affacciava sulla via detta “delle spurie” (attuale via Don Ernesto Ricci), nella cui parte alta si agganciava il sovrapponte che collegava direttamente il giardino con il palazzo che aveva il prospetto secondario sulla suddetta via. (cfr. foto e tav. n°5) ( PIANTA CONSERVATA NEL VOLUME DEL DE MINICIS E IL DISEGNO ELABORATO TAV. N.°5)

Da quanto sin qui esposto si evince, quindi, che buona parte degli edifici che comprendono l’intero isolato che attualmente occupa il palazzo della sede centrale della Cassa di Risparmio sono stati, fino al XX secolo, di proprietà dei vari rami delle famiglie Matteucci.

A questo punto della ricerca, non avendo potuto consultare documenti relativi al XVI secolo ed in

particolare, quelli relativi agli anni in cui è vissuto Saporoso Matteucci (nato a Fermo nel 1515 e morto ad Avignone nel 1578), e non avendo potuto trovare, quindi, nello “Stato delle Anime” delle parrocchie della contrada di San Bartolomeo i nomi dei genitori (Luca Matteucci e Battista Bertacchini) e del loro figlio Vincenzo (detto Saporoso), mi è venuto il dubbio che il ceppo della famiglia di Saporoso potesse non risiedere negli edifici trovati nella contrada di San Bartolomeo.

Per risolvere questo dubbio sono state illuminanti le notizie gentilmente fornitemi dal Prof. Lucio Tomei (27) che, conoscendo gli atti notarili degli anni 1531, 1541, 1549, 1565, conservati presso l’archivio di Stato di Fermo, è riuscito a trovare i documenti che riguardavano la famiglia di Saporoso Matteucci e ricostruire un interessante albero genealogico della sua famiglia.

Da un atto stipulato il 3 agosto del 1531 dal notaio Girolamo Vittori (28) di Fermo si evince che il capostipite delle famiglie Matteucci si chiamava “Lucas Hieronimi Matteuttii” (Girolamo) da cui sono nati Luca ed Antonio. Antonio è quell’Antonius Mactetti Vechi, censito, come si è ampiamente detto, nel nominato catasto descrittivo della contrada di San Bartolomeo in qualità di proprietario di case, orti, “case da strame”. Luca, invece, padre di Ottaviano, Bartolomeo, Vincenzo, detto il capitano Saporoso, Bernardino (29) e Lucrezia risulta risiedere nella contrada Fiorenza. Ci conferma la contrada di residenza di Luca Matteucci l’atto notarile, redatto dal notaio Palmieri Giacomo il 25 settembre 1541 (30). Il su detto atto rappresenta un contratto di matrimonio tra Lucrezia, figlia di luca Matteucci, ed il signor “Vechii Pieroctii de Vechiis” (31) stipulato, come recita il documento, nella casa di Luca Matteucci, ubicata in contrada Fiorenza (32).

Esiste poi il Testamento (33) redatto dal notaio Vittori Girolamo, il giorno 8 febbraio 1565, in cui Donna Lucrezia, moglie del capitano Vecchi, dichiara eredi di tutti i suoi beni tre dei suoi quattro fratelli, Ottaviano, Vincenzo detto Saporoso, e Bartolomeo (34).

Da quest’ultimo documento possiamo pensare che Donna Lucrezia, sposatasi 24 anni prima, nominasse eredi dei suoi beni tre dei suoi fratelli perchè doveva essere rimasta vedova.

A questo punto diventava doveroso consultare i documenti parrocchiali della contrada Fiorenza ma la loro lettura non è stata utile a rintracciare l’abitazione dei Matteucci familiari di Saporoso.

La presenza della famiglia Matteucci nella suddetta contrada è però testimoniata dalla certificazione di battesimo di un Luca Matteucci (35) avvenuta il 28 (gennaio o ottobre) 1564 con padrino Ottaviano Matteucci nella chiesa di San Martino.

Sempre nel citato registro, negli anni che vanno dal 1564 al 1573, i nomi dei Matteucci risultano come “ compari e comari” di battesimo (36), il che non attesta la necessaria residenza nella contrada ma solo la vicinanza familiare e ciò non viene in aiuto alla nostra causa.

Anche la consultazione del Registro dei Matrimoni della parrocchia di San Martino (37) ci attesta solo il matrimonio contratto il primo maggio 1588 tra Elisabetta Matteucci e Francesco de Bernardo senza darci indicazione sull’ubicazione della loro abitazione.

Solo nel XVIII secolo abbiamo la documentazione che i Matteucci risiedono nella contrada Fiorenza. La consultazione, infatti, del registro dello “Stato delle anime” della Parrocchia di San Martino ci registra i nomi di residenti della famiglia Matteucci solo dall’anno 1726 al 1736.

Più specificamente risulta abitare nella contrada Fiorenza, nel 1729, il Signor Domenico Matteucci con la moglie Francesca, la figlia Margarita e il Signor Giuseppe Matteucci . Dallo stesso documento si evince che, nell’anno 1742 Margarita, Matteucci, sposatasi con il Signor Nicola Pasqualini, risulta residente, in una casa in affitto, con il marito e la mamma Signora Francesca, casa in cui risulta abitare, anche insieme ad altri condomini, fino all’anno 1755.

La ricerca della proprietà edilizia dei Matteucci nella contrada Fiorenza non potava non prendere in esame anche lo “Stato delle Anime” della chiesa di San Francesco e della Curia di Santa Maria delle Vergini. I documenti potuti consultare riguardano gli anni che vanno da 1702 al 1790 e censiscono le proprietà Matteucci della Contrada “Salette”, “Contrada versoTenna”, “Torretta” e sparse nella campagna circostante costitute da case coloniche in cui risiedevano i numerosi dipendenti agricoli della suddetta famiglie (38).

In conclusione possiamo dire che i documenti notarili confermano la presenza della famiglia di Saporoso Matteucci nella contrada Fiorenza, ma la ricerca non è riuscita, purtroppo, a localizzare la loro abitazione. Sono portata ad azzardare che forse nel XVI secolo la famiglia di Saporoso non avesse la ricchezza e l’importanza che raggiungerà nei secoli a seguire e che di conseguenza anche la residenza non è detto fosse di proprietà ed è anche possibile che fosse condivisa con altre famiglie.

Note e Fonti Documentarie e Bibliografiche

tabella 

tavola 01

tavola 02

tavola 03

tavola 04

tavola 05

Manuela Vitali