Falerone → Curiosità

Madonna adorante il bambino

Falerone, un acquedotto per un Crivelli?

No Grazie.

UN CRIVELLI PER UN ACQUEDOTTO ?

Nella loro storia millenaria, a cavallo tra ‘800 e ‘900, i Faleronesi vissero un dilemma abbastanza curioso, almeno per noi che viviamo più di un secolo dopo: vendere o no un capolavoro di Vittore Crivelli per finanziare la costruzione dell’acquedotto? Sacrificare o no l’arte per soddisfare impellenti esigenze materiali?

Nella chiesa di San Fortunato, già dei P.P. Minori Conventuali, attualmente di proprietà del Comune, nell’altare dedicato alla Immacolata Concezione di Maria si conserva una tempera su tavola rappresentante la Madonna adorante il bambino e due angeli, opera di Vittore Crivelli.
Il dipinto in questione è a tutti gli effetti la prima opera eseguita da Vittore nelle Marche, infatti sul basamento compare la scritta ”OPUS VICTORIS CRIVELLI VENETUS A.D. MCCCCLXXVIIII ET DIE VIII SEPTEMBRIS”, anche se esistono perplessità per l’uso del nominativo “venetus” al posto del genitivo “veneti”.
Il dipinto venne commissionato dalla Comunità faleronese affinché, per l’intercessione dell’Immacolata Concezione di Maria, si scongiurasse una terribile pestilenza che affliggeva le nostre terre.
Qualche secolo più tardi, però, nel Consiglio Comunale del 15 dicembre 1898, il sindaco Zara ipotizzò l’eventualità di vendere il quadro del Crivelli per destinare il ricavato al finanziamento della costruzione di un acquedotto, opera necessaria al benessere ed all’igene della popolazione che si ammalava frequentemente di malattie infettive.
La proposta del Sindaco venne accolta all’unanimità dal Consiglio con la giustificazione che l’autore del dipinto “non è gloria paesana” e che la vendita avrebbe portato grandi benefici ai cittadini.
Con l’intento di accelerare la vendita prima che il dipinto perdesse il suo valore, nella giunta del 9 gennaio 1899 il Sindaco promosse l’istituzione di una commissione con l’incarico di recarsi a Roma presso il Ministro della Pubblica Istruzione per chiedere la necessaria autorizzazione.
Nella seduta del seguente 5 febbraio, si ribadì l’importanza di formare al più presto la commissione riconoscendole un indennizzo per le spese di viaggio; la successiva votazione per chiamata nominale trovò il favore di tutti i consiglieri meno quello di Bonfigli Domenico con la motivazione di subordinare la vendita della tela alla compilazione delle pratiche per la costruzione dell’acquedotto.
Le pratiche per entrare a far parte del Consorzio per l’Acquedotto del Tennacola si stilarono nel luglio del 1902, tanto che la Regia Prefettura di Ascoli Piceno invitò l’Amministrazione faleronese a prevedere nel bilancio il capitolato definitivo con le correzioni effettuate dal Genio Civile.
Le cose non andarono però nel senso desiderato, perché nel Consiglio del 3 maggio 1903 il Sindaco riferì che la vendita del Crivelli si era arenata perché bocciata dalle Superiori Autorità in virtù della legge sulle Opere Pie; però con l’approvazione della nuova Legge 12 giugno 1902 n. 185 il vincolo era stato rimosso e la ripresentazione delle pratiche avrebbe ottenuto un esito positivo.
Dopo un’accesa discussione in cui si sottolineò che il mutuo per le spese dell’acquedotto si sarebbe potute estinguere totalmente vendendo il dipinto, il Consiglio deliberò di approvare i capitolati indicati dalla società per condotte d’ acqua e di vendere comunque il dipinto.
Il Prefetto di Ascoli Piceno nel frattempo emanò un decreto che annullò la precedente deliberazione basandosi sull’ultimo comma dell’art. 24 della Legge 7 luglio 1866 sulla soppressione degli ordini e corporazioni religiose, sostenendo che il quadro era soggetto a pubblica servitù e quindi invendibile.
Nella seduta del 21 giugno 1903, il Consiglio cercò di trovare valide argomentazioni per ribaltare l’esito della vertenza, giungendo alla conclusione che, se prima del 1866 l’ente a cui apparteneva la chiesa poteva togliervi o aggiungervi tutto quello che reputava opportuno, così anche il Municipio, attuale proprietario, avrebbe potuto decidere di apportarvi le variazioni desiderate.
Alla luce di queste convinzioni il Consiglio deliberò all’unanimità di ricorrere al “Governo del Re”, ai sensi dell’art. 12 della vigente legge comunale e regionale, contro il decreto del Prefetto di Ascoli Piceno che annullava la delibera del 3 maggio.
Il Consiglio di Stato con Decreto Reale del 26 novembre 1903 chiuse definitivamente la questione respingendo il ricorso, mettendo in dubbio la proprietà comunale del dipinto.
Al Municipio che aveva deliberato nei capitolati di spesa la cifra di £.125.000 per finanziare la costruzione dell’acquedotto non restò che ricorrere all’Autorità Giudiziaria perchè potesse esprimersi in modo chiaro sulla proprietà del dipinto, affidando all’avvocato Dari l’incarico di studiarne la fattibilità.
Non ci è dato sapere se effettivamente il Municipio intentò causa al Governo, ma la stampa locale diede ampia diffusione dell’annosa vertenza concordando univocamente che “l’acquedotto si deve saper costruire senza vendere opere d’arte, come hanno potuto fare mille altri Comuni delle Marche e di tutta Italia”.
Per fortuna il Crivelli non fu venduto e rappresenta il fiore all’occhiello del turismo faleronese.
In esposizione nella mostra organizzata a Sarnano, dal 26 maggio al 6 novembre 2011, nel Palazzo del Popolo, con il titolo “Da Venezia alle Marche, Vittore Crivelli, Maestri del Rinascimento nell’Appennino” la Madonna adorante il bambino e due angeli è stato sicuramente il dipinto più ammirato ed apprezzato dai molti visitatori.

Marco Armellini