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I fortezzini del Tiro a Segno

Falerone: Strutture architettoniche con riferimento a San Paolino

Casa detta di San Paolino – Chiesa di Santa Margherita – Tiro a segno

CASA DETTA DI SAN PAOLINO (SEC. XV) E ALTRO

La casa detta di San Paolino nel Centro di Falerone

La casa detta di San Paolino nel Centro di Falerone

Chi, al Centro di Falerone, da Piazza della Concordia va verso la Chiesa di San Fortunato, percorrendo Corso Garibaldi, a metà tragitto, sulla sinistra, può apprezzare la singolarità di una casa quattrocentesca, “caratterizzata dal bellissimo portale e dalle luci incorniciate delle due finestre laterali”. Quella costruzione è conosciuta come casa detta di San Paolino

La spiegazione di tale denominazione la troviamo nel saggio La cattedrale della Diocesi del Vescovo di Falerone: la chiesa di San Paolino, scritto nel 2011 da Carlo Tomassini: “Nel 1568 fu nominato preposto d. Giovan Battista Capranica che andò ad abitare in paese. Da allora i prevosti non risedettero più presso la chiesa di san Paolino, a motivo della decisione del visitatore apostolico del 1573 che aveva stabilito per i quattro parroci una chiesa comune nel centro urbano. Si narra che egli abbia fatto dipingere l’immagine di san Paolino nella casa parrocchiale, sita in paese, lungo il corso. La pittura ad affresco era sulla parete esterna, entro un arco di linea gotica con cornice di bassorilievi in pietra. L’immagine che era quasi del tutto cancellata nel sec. XIX, finì con lo scomparire.”

E’ utile e interessante riportare un altro brano dello stesso saggio del Tomassini, nel quale si spiegano alcune notizie contenute nelle righe trascritte sopra: “Nel secolo XVI il Comune di Falerone diede la maggiore importanza al centro amministrativo sull’altura a circa un chilometro dalla chiesetta rurale di san Paolino. Questo cambiamento  ha influito sulla vita delle parrocchie di Falerone. Un decreto del visitatore apostolico mons. Maremonti vescovo di Utica nel 1573 dava ordine ai parroci di stabilirsi nel centro urbano per officiare, con un turno di presidenza della durata di una settimana,  per ciascuno, la chiesa in piazza e far vita comune nel servizio liturgico.

Una cartolina di Falerone del '900, con l'attuale Piazza della Concordia e, sullo sfondo, la chiesa di San Giovanni

Una cartolina di Falerone del ‘900, con l’attuale Piazza della Concordia e, sullo sfondo, la chiesa di San Giovanni

La piccola chiesa di san Giovanni dentro al castello fu dunque demolita per costruirne una grande, a spese comuni tra i quattro parroci con il contributo del Capitolo della cattedrale fermana e dell’amministrazione comunitaria. Qui dunque la prepositura di S. Paolino, il priorato di S. Margherita, la pievania di S. Stefano e la parrocchia di S. Giovanni stabilirono la loro nuova sede. Nella chiesa rurale di S. Paolino un vicario o cappellano celebrava tutte le domeniche, nei giorni festivi ed anche in molti feriali, con le offerte dei fedeli. Davanti all’altare si mise un altro quadro con l’immagine di santa Eurosia che era considerata la protettrice contro i temporali, dannosi ai raccolti. Con il mutar delle esigenze mutarono le usanze di culto. La disposizione delle parrocchie riunite ebbe a finire con la dispensa pontificia alla fine della prima guerra mondiale quando la popolazione dall’altura tornava nella vallata del Tenna, dove dal 1949 si cominciò ad officiare una nuovissima chiesa dedicata a Cristo Re. A Piane di Falerone la popolazione è cresciuta costantemente ed ha superato il numero dei residenti del restante territorio comunale.

Procedendo lungo Corso Garibaldi, si arriva su Piazza della Libertà, sulla quale si affacciano, da un lato, la chiesa di San Fortunato e, dall’altro, le Loggette dei Mercanti,  un portico quattrocentesco a due ordini, addossato alla (ora ex) chiesa di San Sebastiano. Da sempre ritenute “la carta da visita di Falerone”, le Loggette, secoli addietro, accoglievano, come è scritto in un depliant stampato tempo fa a cura del locale Assessorato alla Cultura, “i pellegrini preservandoli dalle intemperie o dal sole cocente”, o ospitavano “le fiere e i mercati con le relative contrattazioni dei mercanti e degli agricoltori”.

LA CHIESA DI SANTA MARGHERITA

Sulla strada, che da Falerone porta a Sant’Angelo in Pontano, a due assi dal confine tra le province di Ferrmo e di Macerata, è posta, a mo’ di rassicurante sentinella, la chiesa di Santa Margherita.

Gli esperti dicono che l’edificio sacro è caratterizzato da “buon pregio architettonico e artistico” e che forse è stato eretto dai Longobardi, signori di Falerone. Nel corso dei secoli esso ha subito numerosi “rimaneggiamenti architettonici che hanno in certo senso sconvolto l’aspetto originario: rifacimenti, spostamenti, cuciture, successive costruzioni”. Attualmente si può godere della vista del rosone protoromanico e della incompleta torre campanaria del ‘200. 

La chiesa di Santa Margherita

La chiesa di Santa Margherita

Per la storia di Falerone è importante rilevare che esiste un legame tra Santa Margherita e San Paolino. Lo scrive Carlo Tomassini nel saggio citato sopra: “Dopo il monachesimo benedettino sorsero nuove forme di vita comunitaria religiosa. Nella campagna di Falerone c’è la chiesa del secolo XII dedicata a Santa Margherita che era probabilmente un monastero femminile. Dal secolo XIII in poi anche qui si diffusero i Francescani, sull’esempio dei concittadini Pellegrino e Giacomo. Le monache Francescane seguivano, come santa Chiara, la regola di san Francesco e si stabilirono nell’area del castello faleronese. La chiesa di Santa Margherita fu affidata ad un parroco che fu detto priore. Secondo una tradizione, forse non del tutto fantasiosa, ci fu un preposto di san Paolino il cui nipote starebbe stato parroco a Santa Margherita e lo zio avrebbe voluto ottenere per la chiesa del nipote, dall’autorità ecclesiastica, il titolo onorevole di priorato.

Non posso non ricordare gli ultimi due priori di santa Margherita: Don Giulio Remia, che ho conosciuto quando era già molto anziano, e Don Delio Vita, chiamato familiarmente Don De’.

Don De’ è stato prete a Falerone per oltre mezzo secolo: prima per tutti è stato lu curatu, cioè il vice del prevosto Don Silvio Catalini, poi lu priò. Una curiosità: i Faleronesi, giovani al tempo di Don Delio, per dire che andavano a giocare nei locali dell’oratorio ricavati sotto la casa parrocchiale (dove, allora, abitavano addirittura tre preti impegnati in un’unica parrocchia: il prevosto, il curato e il cappellano) usavano l’espressione: “Jimo sotto Don Delio!”.

IL TIRO A SEGNO

Il Tiro a Segno con San Paolino non ha legami di carattere religioso o di età, ma solo di tipo ambientale, nel senso che sono vicini di casa.

Trascrivo qui la breve storia della costruzione di quella struttura, raccontata da Niccolò Armellini in una pagina della sua tesi di laurea: “Con Regio Decreto 5 maggio 1890, si costituì a Falerone la Società di Tiro a Segno (anche se il Municipio aveva iniziato a stanziare i fondi fin dal 1885). Le attività iniziarono il 7 giugno 1891 grazie alla Società di Tiro a Segno di Servigliano che concesse la sua linea di tiro per le esercitazioni. La Direzione Provinciale di Tiro a Segno con una nota del maggio 1892 si adoperò affinché i soci fondatori avessero un poligono proprio, ma già dal 1891 venne commissionato un progetto al Sig. Donnizi Benedetto di Monte Falcone, che dopo vari sopralluoghi del Cap. Battesimi Carlo nelle contrade comunali scelse la località Sambucheto per approntare una linea di tiro provvisoria che venne inaugurata il 5 giugno 1892. In seguito alla Nota Prefettizia n°3249 che invitava la Società di Tiro a Segno a far redigere un progetto di campo stabile, la Presidenza diede mandato al Geom. Concetti Guglielmo di approntare un progetto da realizzarsi nei pressi di Sambucheto per la somma di Lire 9255,71. Con la Nota Prefettizia n°6579 div. 4, il Ministero della Guerra autorizzava la costruzione, così la Presidenza poté appaltare i lavori con un incanto del 27 Giugno 1893, lavori che furono completati nel mese di dicembre. Il Tiro a Segno appena costruito aveva linee di fuoco di 300 metri, al suo ingresso furono edificate due torri merlate con l‟intento di richiamare il valore dei nostri avi nelle armi. Per dare lustro all’Associazione si concesse la carica di Presidente Onorario al deputato del Parlamento Arturo Galletti che era stato appena inserito dal Governo, come membro di una Commissione Centrale del Tiro a Segno Nazionale. Il poligono fu inaugurato nel luglio del 1894 e nonostante le difficoltà economiche, con l‟aiuto dello Stato, della Provincia e del Comune si aumentarono da 4 a 8 i fucili, insufficienti per i 168 soci, cambiandone il modello a causa delle difficoltose operazioni di ricarica.”

 I fortezzini del Tiro a Segno

I fortezzini del Tiro a Segno

Mi piace riferire anche alcuni passi contenuti nella relazione, datata 10 maggio 1894, redatta, relativamente alle attività svolte nel 1893, da Luigi Marinozzi, Direttore della Società di Tiro a Segno di Falerone. Egli lamentava in più parti che sulle scelte operative in funzione della costruzione del poligono di tiro e dei due fortezzini (cioè, le torri merlate), che “per la loro foggia richiamano l’antico valore nelle armi dei nostri padri”, spirava il freddo, inesorabile “vento delle forti economie”, che, allora come oggi, aveva la forza di dissuadere dal “rendere i poligoni opere di abbellimento assai costosi a scapito delle pubbliche amministrazioni”.

Pur costretto da questa sorta di spending review ante litteram, ad affidare i lavori al sig. Balacco Gioacchino, il quale aveva ridotto “il prezzo del’opera complessiva di £.7485,81 a £.6655,52”, il Direttore Marinozzi si esaltava nell’annunciare la nuova istituzione “Educazione ginnico-militare nelle scuole primarie” e concludeva la sua prolusione, invitando “gli egregi signori della Presidenza” a contribuire, con “cure affettuose”, a preparare “alla patria e all’esercito cittadini sani robusti, fecondando nei Faleronesi il culto della patria, destando il coraggio personale e l’educazione all’ordine e alla disciplina”.

Nella prima metà del ‘900, i due fortezzini hanno ospitato classi delle scuole elementari e lo spazio del poligono riservato al tiro ha visto le evoluzioni e le feste dei bambini e dei giovani faleronesi inquadrati nelle formazioni fasciste. Oggi quello stesso spazio, ogni anno nel mese di giugno, è adattato ad accogliere i partecipanti al Bikers Cave.


Chissà se il Direttore Marinozzi oggi riconoscerebbe come legittima la varia figliolanza che è, via via, germinata da quella fecondazione tanto invocata nel 1894?!

Ubaldo Santarelli