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Falerone -Il Cencio 150

Falerone: La Contesa de la ‘Nzegna 2015

Vinta dalla contrada San Paolino

La 'Nzegna 2015

La ‘Nzegna 2015

Nell’agosto scorso (anno 2015), come ormai si ripete dal 1980 (con qualche sporadico…intervallo) si è svolta la manifestazione principe dell’estate faleronese: la Contesa de la ‘Nzegna. E’ stata l’edizione n.32, che ha visto la partecipazione di 5 delle 8 contrade storiche: Madonna del Molino, Santo Stefano, San Paolino, Lu Paese e Santa Rosa. Le ultime due, decidendo di unire le loro forze, hanno gareggiato insieme. Quindi, il numeroso pubblico intervenuto e l’apposita giuria hanno potuto apprezzare e valutare quattro Veglie e quattro Carri.

La contrada vincitrice

Il Cencio 2015 disegnato da Sauro Cecchi

Il Cencio 2015 disegnato da Sauro Cecchi

La vittoria quest’anno è andata alla contrada di San Paolino, che, presentando una Veglia e un Carro accomunati dal titolo L’Arcuvalenu de li contadì, ha meritato di portare a casa il cencio realizzato per l’occasione dall’artista faleronese Sauro Cecchi.
Qui di seguito sintetizzo il contenuto delle due realizzazioni, che hanno garantito la vittoria alla contrada di San Paolino.
La Veglia
Il personaggio chiave della Veglia è un nonno, che guida i suoi due nipoti alla scoperta di tutto ciò che stava dentro e intorno al ciclo della lavorazione della paglia: persone, gesti, operazioni, vocaboli, usanze, canti, balli, discussioni, battute, speranze… Tutto quanto, cioè, era tipico del panorama socio-economico della vita contadina di Falerone fino a 50 anni fa e ora vive solo nel ricordo dei più anziani. Il nonno auspica per i due bambini una società migliore di quella in cui è cresciuto lui, ma vuole che essi non dimentichino da quale ambiente umano è sbocciata la loro vita.

In più, collocando il suo racconto nell’estate del 1948, quando era ancora ben vivo il ricordo della guerra, il nonno desidera che i suoi nipoti imparino una lezione importante: il contadino non si abbatte mai in modo definitivo, perché sa che dopo ogni temporale (reale o metaforico), per quanto distruttivo possa essere, spunta sempre l’arcobaleno, il simbolo della vita che riparte. Anche implorando l’aiuto dei santi Protettori, il contadino sa rialzare sempre la testa e sa sorridere al futuro. E’, questa, una lezione fondamentale per chi, come i due bambini, si prepara a vivere da adulto la vita, che inevitabilmente presenterà i suoi temporali.
Il nonno, però, sollecitato dallo stupore dei suoi nipoti, fa, a sua volta, una scoperta straordinaria, capendo finalmente appieno le parole, che gli aveva detto un umile frate: il contadino, nella sua fatica, spesso molto pesante, ha qualcosa di divino, perché è chiamato a collaborare al progetto creativo di Dio.

Particolare della Veglia San Paolino-Il nonno con i due nipoti

Particolare della Veglia San Paolino-Il nonno con i due nipoti

La terra, infatti, anche per il sapiente e meticoloso lavoro del contadino, diventa un giardino, nel quale nascono quotidianamente prodotti dai colori, che fanno pensare proprio a quelli dell’arcobaleno. Il nonno e i contadini, che gli stanno intorno, avvertono l’orgoglio del ruolo di aiutanti, a cui li chiama Dio nel “seminare la bellezza” sulla terra e nel cielo, dove si disegna l’arcobaleno dopo il temporale.

Il Carro
Tutta la superficie del tradizionale carro agricolo è occupata da un grande “paneru” (solo il termine dialettale rende appieno il significato di tale oggetto). Dentro a “lu paneru” sono sistemati (a varia altezza per alludere al mosso paesaggio marchigiano) sette canestri pieni di prodotti (fiori, frutti…) della terra: sette canestri, sette colori, proprio come quelli dell’arcobaleno.

Ai quattro lati del carro sono disposti: davanti, sulla destra, una raffigurazione di San Fortunato, patrono di Falerone, e, sulla sinistra, una pergamena con un frammento del Cantico delle Creature di San Francesco (Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa,/ et produce diversi fructi con coloriti fiori et herbe);

 

dietro, sulla sinistra, l’immagine della Madonna del Buon Consiglio, custodita nella Cappella attigua alla Chiesa di San Giovanni e oggetto di grande venerazione da parte dei Faleronesi, e, sulla destra, un piccolo canestro ancora in fase di realizzazione con dei vimini, che spuntano direttamente dalla terra.

Su tutto si inarca un luminoso arcobaleno, che sembra originarsi dalle immagini di San Fortunato e della Madonna del Buon Consiglio. Sembra, inoltre, che quell’arcobaleno si sostanzi dei colori dei prodotti della terra raccolti nel grande “paneru”.
Secondo le indicazioni costitutive della Contesa de la ‘Nzegna, il Carro ha innanzitutto carattere votivo, nel senso che i contradaioli, educati ad apprezzare e a riconoscere i meriti di chi li aiuta, offrono doni, in segno di ringraziamento per la loro protezione, al santo Patrono del Paese e alla Madonna, verso la quale nei tempi passati si dirigeva la devota Processione delle Canestrelle
Ma, oltre che ringraziare i santi Protettori, i contradaioli innalzano un inno di lode a Dio, come è testimoniato dal breve frammento del Cantico di San Francesco riportato, come detto, nella pergamena. Nel Carro, però, la lode a Dio Creatore non è espressa solo attraverso la contemplazione del creato: i contradaioli, come anticipato nella Veglia, hanno maturato la consapevolezza e l’orgoglio di essere chiamati a collaborare al progetto creativo di Dio. I contadini con la loro fatica, a volte al limite dell’umanamente sopportabile, contribuiscono a trasformare in giardino, in cui nascono fiori e frutti dai colori più vari, la terra sulla quale sono sempre chinati (come ricorda il canestro che si sta formando con i vimini, che escono direttamente dal terreno).
Insomma, i contradaioli non solo sono certi che dopo ogni temporale, reale o metaforico, spunta l’arcobaleno, ma sono anche convinti che con la loro fatica, in certa misura divina, perché specifica dei collaboratori di Dio, sono capaci di produrre, addirittura di creare, i colori che disegnano quell’arcobaleno nel cielo.
Da tutto questo nasce l’impronta gioiosa del Carro, simile a quella che qualifica il Cantico di San Francesco. La gioia è espressa dalla sfilata, soprattutto dalle 14 ragazze vestite con i colori dell’arcobaleno:

Particolare della sfilata San Paolino-Le ragazze vestite dei colori dell'arcobaleno

Particolare della sfilata San Paolino-Le ragazze vestite dei colori dell’arcobaleno

esse, accompagnate dal suono dell’organetto, sfilano tra i contadini che fanno ala, ballano e poi si aprono ad arcobaleno, disponendosi intorno a lu paneru. Intorno allo stesso “paneru” nella Veglia i contadini avevano scoperto di essere aiutanti di Dio nel “seminare bellezza” nel giardino del creato.

Le altre contrade
Madonna del Molino
Questa contrada nella Veglia ha rievocato il clima di festa e talvolta di discussioni, se non proprio di polemiche, caratteristico di un pranzo apparecchiato in un’aia contadina in occasione di un matrimonio; con il Carro e con la sfilata ha celebrato, in momenti relativi alla festa nuziale, il dono della vita unito ad altri doni (acqua, pane…) legati alla fecondità della terra.

Santo Stefano
Nella Veglia e nel Carro di Santo Stefano [Foto 11] [Foto 12] si racconta e si spiega, si potrebbe dire con una tecnica e un andamento tipici della narrativa moderna, quanto (lavori, cibo, dialoghi…) si può ricondurre ad uno dei momenti fondamentali e indimenticabili della vita contadina, in particolare di quella faleronese, di alcuni decenni fa: la trebbiatura.

Lu Paese-Santa Rosa
La contrada Lu Paese-Santa Rosa ha sviluppato il tema Casa Beato Pellegrino (si possono trovare notizie su questo edificio nella sezione “Architettura”): sul Carro ne ha riprodotto la struttura architettonica sormontata dai busti dei due preti, i quali negli anni ’20 si adoperarono per costruire quella Casa; durante la Veglia ne ha fatto risaltare le finalità sociali e ricreative rivolte ai bambini faleronesi.

Ubaldo Santarelli