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Falerone ed i suoi cantori: interpretazioni da artisti

Arte folklore e vedute di Falerone

Falerone ha sollecitato l’ispirazione artistica anche di persone di fuori paese.

Nel 1967 l’Associazione “Amici di Falerone” indisse un concorso fotografico a tema/bianco e nero intitolato “Arte folklore e vedute di Falerone”. Il comitato organizzatore era composto da persone che nella loro vita sono passate in modo per niente anonimo nel multiforme panorama della storia del paese: Giuseppe Marini Alesi, Agostino Ricci, Michele Branca, Camillo Cardei, Ennio Bonfigli, Generoso Luccerini.

Dodici autori inviarono al concorso 85 foto, di cui 48 furono ammesse al giudizio della Giuria composta da Tullio Malvestiti, Piero Antonelli, Pompilio Bonvicini, Remo Giancamilli, uomini che, per motivi diversi, godevano di grande prestigio a Falerone.

Risultò vincitore Renzo Tortelli di Civitanova Marche per il complesso di fotografie “Passeggiata a Falerone”, da cui traiamo le opere n.9  e n.5.

 

Angelo Del Papa di Fermo con la fotografia “La Pinturetta(di lui pubblichiamo anche “Vestigia di un’epoca e “Contrada Maddonna  

 

si classificò secondo, seguito da Renzo Bonfigli di Roma con “Luci di notte su S.Fortunato”. Quest’ultimo è autore anche della suggestiva inquadratura “Sole d’inverno a S.Paolino

 

Il premio al faleronese meglio classificato andò a Don Nazareno Vasco (allora cappellano a Falerone) per la foto “Mani che intrecciano.  

C’è una foto di quel lontano concorso che mi piace pubblicare: ha per titolo “Un vicolo e fu scattata da Ennio Bonfigli, un faleronese scomparso troppo presto, che sapeva cogliere e interpretare l’anima autentica del paese.

 

Quello di Ennio e degli altri sono tutti scatti d’autore che ci conservano intero il fascino di Falerone. Fascino che col tempo si è solo un po’ sciupato, ma assolutamente non perso.

Lucentini - Teatro Romano

Lucentini – Teatro Romano

Altri artisti hanno usato gli strumenti dell’arte grafica per interpretare scorci e monumenti di Falerone. Nel 1996 gli Amministratori comunali commissionarono al Maestro Antonio Lucentini un’interpretazione di Falerone: ne è venuto fuori un Teatro romano fissato in una visione magica, del tutto appropriata ad una realtà che ha attraversato secoli di storia.

Per raccontare la nascita delle tre interpretazioni relative al panorama di Falerone e di due momenti della sua vita bisogna parlare di un faleronese doc trapiantato in giovane età ad Ancona, Francesco Sorbatti, che tutti a Falerone conoscono come Francesco de Mena (la mamma), mentre per tutti in Ancona è Checco. 

 

Sorbatti - esuli da Falerone

Sorbatti – esuli da Falerone

Nel 1987 Checco, un po’ per gioco e un po’ per nostalgia del luogo d’origine che non aveva mai smesso di amare visceralmente, fondò, insieme ad altri amici faleronesi e anconetani in seconda battuta, l’A.F.E.A., cioè l’Associazione Faleronesi Esuli in Ancona o Altrove. Stemma dell’Associazione era un ovale con dentro una civetta orgogliosamente appollaiata a fianco della elegante torre di San Fortunato, il tutto chiosato dalla scritta “Cives opulenta magna. Il perché di quella scritta lo spiegava lo stesso Francesco, all’interno del pieghevole di convocazione per il “1° incontro-scontro gastronomico di esuli faleronesi in Ancona 3-12-1987” presso il Ristorante “Le Cave” di Sirolo, con questi versi, sotto il titolo “Divagazioni di un cinquantenne”: “A dicianni su la vottega de Menotti/ so capito cummera duru lu lauru/ e facile lo latino/ CIVES OPULENTA MAGNA!!!/ (la cioetta s’è magnata la pulenta)./ A cinquantanni so capito che sarria stato mejio/ se fussi rmastu a vatte lu martellu:/ più sci gnorante e più sci contentu/ CIVES OPULENTA MAGNA!!!/ (la città opulenta te se magna).

Da qui l’invito di Francesco a due suoi amici artisti (dei quali non ricordo con precisione il nome) di dare forma alla sostanza della sua esistenza: lasciare che le radici della sua vita continuassero a succhiare alimento dall’humus di Falerone. Dove per Francesco e per molti di noi, anche se ci vantiamo di conoscere la lingua dei nostri illustri antenati latini, la cioetta è sempre intenta a magnasse la pulenta. A dispetto della cives opulenta che, eppure, mette in campo stuzzicanti tentativi di irretirci …

Ubaldo Santarelli