Amandola → Architettura

Amandola 4 Chiesa di S Francesco, 150

Chiese e luoghi di culto ad Amandola

Abbadia di S Anastasio e Vincenzo – Abbazia di S Ruffino e Vitale – Chiesa di S Francesco – Chiesa di S Agostino – Chiesa di S. Maria della Misericordia a pié d’Agello – Chiesa della Ss. Trinità – Chiesa di S Bernardino – Chiesa di S. Pietro

Abbadia di S Anastasio e Vincenzo – contrada Abbadia

Inizialmente dedicato a S. Maria e S. Anastasio il complesso monastico o quello che ne rimane dopo le successive modifiche avvenute nel corso dei secoli, è situato ai piedi del Monte Amandola, a circa 850 m. slm, a poca distanza dal torrente Lera.
Le prime testimonianze scritte risalgono al 1044 e riguardano la cessione di decime.
Questa badia non è menzionata nell’atto di enfiteusi a terza generazione fra il conte Mainardo, proprietario di vasti territori della montagna ed il vescovo di Fermo, Gaidulfo nel 977.
Venne retta sin dai primi secoli da abati appartenenti alla famiglia nobiliare dei Conti Adalberti di Amandola poi dalla metà del ‘400 data in Commenda, con progressivo depauperamento dei possedimenti e definitiva rovina già dalla metà del ‘500.
La planimetria originaria della chiesa è stata completamente stravolta nel corso dei secoli; ab origine prevedeva un’unica navata con copertura “a capriate” e presbiterio rialzato, un’abside quadrata con sottostante cripta a cui si accedeva mediante due passaggi laterali, una scalinata centrale che collegava il piano della nave col presbiterio mentre ai lati si aprivano delle cappelle i cui archiacuti ancora sono visibili. L’attuale chiesa è costituita invece da quello che in origine era il presbiterio e l’ingresso, soprelevato forse nel 1801 come riportato su di un mattone inserito nella facciata, si apre direttamente nell’abside con conseguente capovolgimento dell’asse primitivo della costruzione.
Il convento si estendeva lungo il lato di sud-ovest, chiuso da tre parti (attualmente è visibile solo il corpo di collegamento fra le due ali e parte dell’ala destra).
Della primitiva torre campanaria, contrapposta all’edificio conventuale, rimane un’esile campanile “a vela” fra il corpo della chiesa e la sacrestia. (Crocetti,1995)
Rimaneggiamenti si effettuarono nel XVIII sec. forse a causa dell’instabilità del complesso dopo i terribili terremoti del 1703,1741 e 1771.
All’interno era collocata una tela raffigurante la Madonna con Bambino fra i Ss Vincenzo ed Anastasio, di Domenico Malpiedi, commissionata fra il 1607 e 1612; venne trafugata nel 1983 mentre il Cristo ligneo Trionfante, posto sull’altare dedicato a S. Antonio abate, è ora situato nella chiesa di S. Francesco.

 

Abbazia di S Ruffino e Vitale – Contrada S Ruffino

Abbazia dei Ss Ruffino e Vitale abside e torrione

Abbazia dei Ss Ruffino e Vitale abside e torrione

Il complesso abbaziale di S Ruffino e Vitale Abbazia si contrappone alla precedente sulla sponda destra del fiume Tenna.
Non esiste documentazione antecedente al XIII sec., ma la sua nascita potrebbe essere legata ai conti di Monte Passillo.
La chiesa poggia su di un ambiente originario, scavato nel tufo e con copertura a botte il cui unico spiraglio è costituito da una finestrina al centro dell’ absidale.
Sulle sue pareti una lunga teoria di santi parzialmente identificati dal nome, a grandezza quasi naturale e col palmo delle mani rivolto verso gli astanti, incedono al centro dell’absidiola, verso la mano benedicente dell’Eterno .

 affreschi nell'ipogeo di san Ruffino

affreschi nell’ipogeo di san Ruffino

Un simile percorso liturgico si rivive della cripta di S. Vincenzo al Volturno (824-842); anche qui intersecandosi ortogonalmente con l’altro braccio indirizzato, ma le condizioni delle immagini ne rendono difficile la lettura, verso un Arcangelo inscritto in un clipeo (Piva, 2003) come nella già citata cripta di S. Vincenzo.
L’ assenza del monastero nell’elenco dei possedimenti menzionati dal documento del 977 farebbe supporre una datazione intorno all’XI secolo (Piva, 2003).
La chiesa soprastante si articola in tre navate divise da colonne, la nave centrale è ricoperta da capriate mentre le laterali, in origine, da crociere.
Un alto presbiterio è accessibile mediante una recente scalinata al centro mentre ai lati alcuni scalini scendono nella cripta sottostante.
Questa è caratterizzata da cinque navatelle di cui quelle laterali più ampie, con volte a crociera sostenute da tozze colonne terminanti con pulvino decorato a foglie angolari. Dietro l’altare i resti umani di quello che la tradizione vuole siano di S. Ruffino, santo venerato da chi è portatore di ernia.
La facciata, rimaneggiata, si compone di un portale ai cui lati sono ricavate due finestre mentre quella sovrastante è stata aperta nel XVIII secolo.
La zona absidale, più antica, è composta da un’abside scandita da paraste e chiusa in alto da una cornice a beccatelli e denti di sega e due porzioni di absidi ai lati, mentre quella di sinistra è completa la controlaterale è solo accennata .
Lungo il fronte sud si espande il convento disposto su due piani di cui quello superiore era adibito alle celle monastiche;esso racchiude un cortile centrale con unico ingresso esterno nella parete est.
La torre quadrangolare è del XIII secolo, e già nel 1429 era stata restaurata. E’ ancora visibile lo stemma del Comune di Amandola.

 

Chiesa di S Francesco con annesso chiostro ed oratorio del Ss Rosario – Piazzale Leopardi

Chiesa di S Francesco, sullo sfondo il monte Vettore

Chiesa di S Francesco, sullo sfondo il monte Vettore

La presenza dei Conventuali Francescani ad Amandola è attestata da un documento del 1265. (Ferranti,1985)
La tradizione vuole che dalla sede originaria in S. Maria Sterparia, posta lungo la cinta muraria, i monaci o per la ristrettezza della sede o per avvicinarsi maggiormente al centro demografico, abbiano scelto l’attuale luogo per stabilirsi definitivamente ed abbiano approfittato del passaggio del santo assisiate per compiere questo trasferimento.
Ma già una prima riedificazione si ha nel 1313, come accertato da un’epigrafe murata sulla facciata, mentre nel 1352 avveniva la consacrazione col titolo definitivo di S. Francesco. (Statuti Comunali, 13 36)

L’edificio ad unica navata, semplice nella sua struttura architettonica, termina con abside poligonale.

abside chiesa di san Francesco

abside chiesa di san Francesco

Portale chiesa di S Francesco

Portale chiesa di S Francesco

Sulla facciata rettangolare con coronamento a timpano si apre il portale di tipo lombardo con leggero strombo formato da eleganti piastrini tortili alternati e definito da un arco a tutto sesto inglobante una lunetta.

Sull’architrave la scritta: “MCCCCXXIII FACTUM TEMPORE M.RI ANTON.(ius) EGIDIJ” che continua, separata da un rosoncino, con “ANTON. (ius) (de) MILANO HOC OP.(us) FECIT”. Paraste decorate a racemi definiscono alle estremità l’ ingresso mentre nella sommità del timpano cuspidato è raffigurato l’Eterno.
Elemosine, lasciti e donazioni, pur contribuendo alla realizzazione dell’opera, avevano dilatato oltre misura i tempi di realizzazione della nuova costruzione tanto che nel 1429 il portale non era ancora terminato.
Nell’interno sul lato destro del presbiterio si apre l’ originaria cappella dell’Annunciazione che coincide col primo piano della torre campanaria.
Qui alcune tracce dell’originale decorazione pittorica si apprezzano sulla volta “a crociera” in cui sono raffigurati i quattro Evangelisti mentre sulla parete sinistra campeggia l’Annunciazione, compresa fra le immagini dei Ss. Giovanni Battista e Ludovico. A completare l’ambiente una Crocefissione, nel lunettone sovrastante e, nell’intradosso dell’unica monofora, S. Bernardino da Siena contrapposto a S. Antonio da Padova.
Il confronto corre alla teoria di immagini lungo le pareti della chiesa di S. Salvatore in Campi di Norcia (1464) ma ancor più calzante è il paragone con gli analoghi soggetti di S. Maria Bianca di Ancarano, lungo la provinciale Norcia-Preci-S.Eutizio, opere della bottega degli Sparapane, di Antonio in particolare, come questa di Amandola eseguita intorno al 1480 .
Durante i recenti restauri dell’edificio è emersa, inoltre, un’ampia superficie pittorica fra il primo e secondo altare a sinistra dall’ingresso, un affresco raffigurante i Ss. Luca Evangelista, Bonaventura, Bernardino e S. Gerolamo in adorazione ai lati della Madonna con Bambino (1482). Sul fondo è raffigurato il trigramma bernardiniano ad indicare la probabile committenza dell’opera da parte della Confraternita francescana, così come appartenenti all’Ordine sono tutti i Santi dipinti.

Madonna con Bambino (part) attribuito a Campilio da Spoleto (1482

Madonna con Bambino (part) attribuito a Campilio da Spoleto (1482

La paternità del manufatto è da attribuirsi al pittore Campilio da Spoleto.
Nel catino absidale campeggia l’imponente statua lignea scolpita secondo i canoni iconografici del Cristo “Triumphans” , cioè trionfante sulla morte per la resurrezione. Proveniente dall’abbazia dei Ss. Vincenzo ed Anastasio, indossa il “colobium”, la tunica medioevale legata in vita con un doppio nodo, tipica caratteristica sacerdotale. Datato verso la fine del ‘200, le braccia sono state considerate di epoca posteriore (XV sec.). (Pucci Pertusi, 1987)
Restauri relativi al pavimento, alla facciata , alle sepolture della chiesa (1623 ) ed ai lavori nel convento sono confermati da una lapide posta a lato dell’ingresso nella cappella dell’Annunciazione.
La torre è stata riportata allo stile originale lombardo alla fine dell’800 dopo che un rifacimento barocco ne aveva modificato la struttura.
A metà della navata principale si accede alla piccola cappella dedicata a S. Sebastiano.
Edificata nel corso degli anni fra il 1486 ed il 1492 da maestranze forestiere sotto la guida di un maestro Venanzio Lombardo, è caratterizzata dalla semplice facciata ornata da due statuette trecentesche raffiguranti l’Annunciazione, ricavate ai lati di una Madonna con Bambino, affresco del bolognese Pompeo Bagnoli eseguito intorno al 1620. dL’interno contiene un altare ligneo scolpito nel 1653 da Scipione Paris di Matelica (1612 – 1701) e dorato da Giovanni Palocci.
Una cornice scolpita con quindici formelle raffiguranti i ” Misteri del Rosario “, dipinti dal Malpiedi, attesta il passaggio della chiesa alla Confraternita del Rosario ( 1616 ) e costituisce un degno contorno alla “Madonna del latte” (1492), opera del pittore ginesino Stefano Folchetti ( doc. 1492 – 1513).

Chiostro di S Francesco (XV sec )

Chiostro di S Francesco (XV sec )

L’attiguo chiostro si dispone su due ordini di arcate poggianti su tozze colonne esagonali; interventi di ristrutturazione sono stati eseguiti nel corso del XVII secolo (prima del 1636) a cui si ricollegano le lunette raffiguranti scene di vita di S Francesco con distici esplicativi sottostanti ed i blasoni delle diverse famiglie amandolesi quali benefattrici dell’opera di restauro.

 

 

 

 

 

 

Chiesa di S Agostino (Santuario del Beato Antonio) con annesso chiostro – Piazza del Risorgimento

Sin dal 1301 l’Ordine agostiniano era insediato alle pendice del colle Marrubione. (Ferranti, 1985)
Dal primitivo romitorio si svilupperà il convento col chiostro e la chiesa monumentale che saranno sottoposti a successive trasformazioni nel corso dei secoli: l’ ampliamento sotto il priorato di Antonio Migliorati (n. 17. gennaio. 1355 – m. 25. gennaio 1450), la decorazione barocca con stucchi, figure allegoriche ed affreschi con i miracoli compiuti in vita dal Beato Antonio, opera del Malpiedi eseguiti fra il 1606 ed il 1612 ed infine i rifacimenti del ‘700, mutarono radicalmente lo stile del fabbricato con l’allungamento del corpo verso la piazza ed il completo rinnovo dell’interno nello stile neoclassico, lavoro eseguito dall’architetto Pietro Maggi fra il 1758 ed il 1782.
Lavori di ristrutturazione della piazza agli inizi del XIX secolo, hanno comportato la costruzione di un ‘ ampia scalinata che collega il piano stradale con la chiesa.
L’edificio si compone di un’unica navata con copertura a volta ed in corrispondenza del presbiterio, il breve transetto è illuminato dalle finestre del tiburio ottagonale, affrescato dal tolentinate Francesco Ferranti (1873 – 1951) agli inizi del ‘900.
L’ esterno si presenta con alte mura percorse da costoloni mentre uno svettante campanile, completato nel 1464 da Pietro Lombardo(1435-1515), si pone a coronamento della massa architettonica, terminando con una cuspide ottagonale.
Della struttura originale rimane il portale opera di “MARINUS CEDRINUS VENETUS SCULTOR MCCCCLXVIII” come riportato nella fascia dell’ arco a tutto sesto interposta fra la doppia ghiera di cui, quella sottostante, decorata a girali con grappoli e pampini alternati.
Nella fascia esterna sono scolpiti alcuni strumenti da calzolaio che ne suggeriscono la probabile committenza: JOHANNES ( de ) VANNIS appartenente alla corporazione dei calzolai .
Una vetrata policroma raffigurante il Beato Antonio venne commissionata all’Istituto di pittura di Monaco e posta in loco nel 1900 (Marozzi, 1997)

Interno S. Agostino

Interno S. Agostino

S. Agostino, interno

Sempre di Francesco Ferranti sono un “Esaltazione del B. Antonio” che campeggia al centro dell’abside mentre una “Vocazione del Beato” ed una “Madonna della Cintura” ornano i primi due altari laterali (1906-8). Sempre nell’abside, alcune scene del pittore camerinese Orazio Orazi (1903- 6 ) rappresentano i “Miracoli del Beato”. Resti di un coro ligneo del XV sec. con al centro, nella nicchia protetta da una grata in ferro, la “Pietà” in terracotta di arte settentrionale dei primi anni del ‘ 400 , concludono l’arredo.

 

 

Chiesa di S. Maria della Misericordia a pié d’Agello

La chiesa di Santa Maria alle falde del colle Agello ha, nella dedicazione alla Madonna della Misericordia o del Soccorso, il motivo della sua costruzione: la protezione contro la peste.
Notizie catastali si rilevano fin dal 1403, anche se risultava già “noviter aedificata” nell’ anno 1420.
Nel 1437 si aggiungeva il loggiato esterno mentre ulteriori riadattamenti si eseguivano nel 1570, come annotato sull’architrave delle finestre laterali, nel 1617 e nel 1623, l’allungamento del corpo e la sopraelevazione dell’edificio.
Affreschi votivi dei primi anni del XV sec. ornano le pareti aderendo perfettamente al motivo cardine della fondazione: la protezione dei fedeli contro le avversità.

 

Chiesa della Ss. Trinità – Contrada Agello

Un rogito datato 14 giugno 1265 sancisce la vendita di una chiesa dedicata a San Ruffino, sita in Agello, da parte del proprietario ser Arpinello dei Conti Giberti al nascente Comune di Amandola.
Lo storico Ferranti (1891) suggerisce che sia stata edificata dagli stessi monaci benedettini che costruirono l’Abbazia del Ss. Ruffino e Vitale, i rilievi documentali mostrano che la costruzione comprendeva in origine anche l’abitazione dei monaci ed una vigna ai piedi di Agello, come risulta dall’atto di vendita al Comune nel 1277.
Solo nel 1581 la chiesa acquisì definitivamente il titolo di SS. Trinità in seguito alla costituzione della medesima Confraternita.
Ad unica aula con volta a capriate e spessi contrafforti che bilanciano le pareti laterali per mantenere la spinta contraria delle “catene” del tetto, fra le lesene ampie finestre strombate aperte nel 1576.
La facciata reca un portale della stessa epoca e, soprastante, una finestra dallo sguancio accentuato.
Un campanile a vela si eleva sul piano sul fondo a suggerire lo slancio verso l’alto della greve costruzione.
Nell’interno un altare ligneo dell’amandolese Simone Benattendi, dorato dai fratelli Malpiedi, è composto da due ordini di colonne di cui quelle anteriori decorate “a racemi” mentre quelle posteriori, rastremate, sono decorate per un terzo della base, quindi scanalate.

Chiesa SS. Trinità altare Maggiore

Chiesa SS. Trinità altare Maggiore

La pala d’altare è costituita dal Cristo agonizzante di fattura veneta (1620), in origine policromo, a cui fa da sfondo la sottostante immagine di San Ruffino e Vitale, del Malpiedi (1648).
Altri due altari sono posti nelle pareti laterali, quello a destra è opera di Scipione Paris o della sua bottega (1678) mentre in quello di sinistra, che racchiude l’affresco di Muzio Vannucci, è datato 1606 e raffigura i Ss Ruffino e Vitale accanto alla Madonna in trono.
Due tele concludono l’arredamento: una Madonna con Bambino fra i Ss Filippo e Desiderio e la Madoona con S. Antonio da Padova che intercede per la salvazione delle anime

 

Chiesa di S Bernardino e convento (Cappuccini) – Colle Marrubione

I Cappuccini si stabilirono in un’area alla sommità del colle Marrubbione nel 1623.
La presenza dell’Ordine nel territorio risale però fin dal 1540 dopo una delibera comunale che sanciva “…si dovessero accogliere onorevolmente, e loro (i frati ndr) si desse ospitalità …” . Infatti la concessione da parte del Comune alla Congregazione dei Cappuccini prevedeva l’occupazione di una chiesetta, preesistente sin dal 1460, sull’altura del Marrubbione, uno dei tre colli di Amandola.
Ma già due anni dopo (1625) si poneva mano ai lavori di ampliamento dell’edificio con la costruzione del convento e della chiesa. I lavori di sistemazione, nonostante l’ampio contributo dei cittadini con lasciti ed elargizioni, doveva ancora completarsi nel 1632.
L’ingresso al tempio è preceduto da una scalinata che conduce all’ ampio portico a quattro campate, il prospetto è a semplice ” capanna” con interno a navata unica ed abside piatta.
La numerosa quadreria di cui era dotato il convento venne dispersa durante il periodo napoleonico quando si procedette alla spoliazione di opere d’arte che fortunatamente non vennero esportate all’estero ma finirono in città del nord (Peschiera Borromeo – Milano). Fra queste la tela firmata da Pietro Berrettini (1597 – 1669) da Cortona raffigurante la Madonna col Bambino fra i Ss. Giovanni Battista, Felice da Cantalice, Andrea e Caterina.
Nel 1810 il governo napoleonico chiudeva al culto il convento ma cinque anni dopo questo veniva riaperto ai fedeli ed ingrandito attraverso lavori di ampliamento.
Nel 1866 la definitiva chiusura con la vendita al Comune ( Congregazione della Carità) e quindi a privati. Nel 1890 in seguito ad una convenzione fra i proprietari ed i frati, questi ultimi ritorneranno definitivamente in possesso del convento.

 

Chiesa di S. Pietro e monastero di S. Lorenzo ( Monache benedettine) – Contrada Agello

La prima memoria circa la presenza dell’Ordine benedettino femminile ad Amandola è attestata da una pergamena del 1276 in cui si procede alla permuta di un terreno fra il Comune ed il monastero, rappresentato dal “magister Petrus Andreae sindicus loci S. Laurentii”.
La sistemazione definitiva del convento segue le vicissitudini dell’Ordine all’interno del territorio comunale dalla primitiva sede “… intus terram, prope muros comunis, in contrada Fontis Petroniae” ( Cinque Fonti) alla definitiva collocazione in contrada Agello, nell’antico ospizio dei monaci di S. Leonardo al Volubrio poi passato a canonica del priore di S. Pietro in Castagna.
Nel 1779 l’ampliamento del convento comportò l’occupazione delle costruzioni antistanti mentre la chiesa venne officiata nel 1788 .
Come per altri monasteri, anche questo fu soppresso in epoca napoleonica (1810) ma riaperto dieci anni dopo.
L’interno in stile neoclassico conserva nei primi due altari laterali rispettivamente a destra, lo Sposalizio mistico di S. Caterina ed a sinistra l’Angelo Custode che protegge un bimbo dalle insidie del drago.
Eseguite dal comunanzese Antonio Amorosi, lo Sposalizio mistico è “Opera di elevata qualità pittorica, va collocata nel periodo maturo della produzione dell’artista, ovvero entro la fine del secondo decennio del XVIII secolo, quando, in aderenza alle teorie classicistiche (…) il pittore tenta un adeguamento non esente dal garbo raffinato delle componenti arcadiche” (Virgili, 2003).
Nell’altare maggiore è posta la pala attribuita ad Ippolito Scarsella (1550 – 1620) rappresentante la Madonna con Bambino fra i Ss Lorenzo, Pietro, Benedetto e Giacomo (?) o Rocco (?) e committente identificato con la sigla G.L.F. L’opera si colloca intorno agli ultimi anni del ‘500 (fra il 1550-1600) secondo Volpe (1970) .

Mario Antonelli