Lapedona → Architettura

S. Quirico lapedona

Chiesa di S. Quirico a Lapedona vista da G. Crocetti

Chiesa del sobborgo

Abside chiesa S.Quirico

Abside chiesa S.Quirico

La chiesa di S. Quirico è opera monumentale di interesse storico ed artistico, inclusa nello “Elenco degli Edifici Monumentali della Prov. Di Ascoli Piceno”, redatto nel 1935 dal ministero dell’Educazione nazionale (vol. XLII, p.139). E’ sita nella contrada omonima, a mezzo miglio ad ovest del capoluogo, su di un poggio che si eleva sull’incrocio di due strade: l’una per Fermo, l’altra per Monterubbiano. E’ tutta lavorata in pietra.

L’ingresso principale è esposto a mezzogiorno. E’ ornato da un solenne portale lavorato in pietra calcarea, cinericia e bianca, con lunetta centrale, con larga fascia piatta frontale ed arco a tutto sesto, con cordolo arretrato, simile a costolone; nel fronte dell’architrave sono scolpiti in bassorilievo rombi e foglie quadrifoglio. La nuova porta in legno castagno nella sua struttura riproduce il disegno del portone di ingresso alla chiesa dell’abbazia di S. Croce in Fonte Avellana (PS).

Appena entrati si prova una sensazione strana, mista di ammirazione e di disagio. Il disagio è dato dalla visione della struttura col suo rifacimento cieco verso ponente, dalla perdita dell’originale volta a botte. L’ammirazione, invece, è originata dalla visione dell’accurato restauro conservativo, dopo tanti anni di semiabbandono.

L’interno si presenta ad un unica navata, con sviluppo rettangolare verso oriente (m. 16×6) coperta a capanna con travature a vista, pavimento rinnovato in cotto. Prende luce da tre monofore dell’abside semicircolare ed altrettante ricavate sul lato sud. Le pareti laterali sono divise in cinque campate, delimitate da coppie di semicolonne ornamentali, costruite in laterizio, con capitelli scolpiti in pietra arenaria, ove sono raffigurati vari elementi geometrici di trecce e serpentine, nonché di simbologia biblica, come l’aquila, il leone, l’uomo, il bue, riferibile ai quattro evangelisti. In alto, restano le tracce dell’originale volta a botte lavorata in pietra ed impostata sui capitelli.

Sul lato sinistro, si apre l’ingresso secondario, quello comunicante con il monastero. Nelle strutture esterne si notano stipiti di pietra ben conciati, arco a tutto sesto con tre blocchi, grande trave monoblocco, nello specchio della lunetta grande l’inserimento di un frammento di transenna.

Il presbiterio, scriveva L. Serra nel 1929, si eleva su di tre gradini, e sopra altri due sorge l’altare che si adorna nella facciata anteriore di una transenna a rombi ed a cerchi intrecciati; dal lato dll’Evangelo si erge una stele in funzione di ambone, decorata con treccia a tre fili, sul lato sinistro, a destra con volute fogliari in scansione ascensionale. Il muro di fondo è absidato; in esso sono ricavate tre monofore a doppio strombo; un sedile di pietra gira tutt’intorno all’abside e alla navata.

Lungo le pareti del presbiterio e della chiesa sono stati restaurati alcuni affreschi votivi riferibili ad anonimo pittore, attivo intorno la metà del sec.XV.

-La Madonna che allatta il bambino invocata come Madonna delle grazie in tempo di peste (130×70).

-S. Giulitta, madre di S. Quirico, raffigurata a mani giunte con segnatura del suo nome (125×65).

-Cristo emergente dal sepolcro (122×62).

-Doppia immagine di S. Quirico (155×70 e 155×56) raffigurato in piedi e a mani giunte.

-Il martirio dei SS. Crispino Crispimano (152×92) immersi in una caldaia d’olio bollente, patroni dei calzolai.

-S. Maria Maddalena col vaso di aromi, ed altri, ben restaurati.

Sotto il presbiterio c’è una cripta alla quale si accede dal piano della chiesa, discendendo undici gradini dalla parte sinistra. La volta a crocera multipla senza costoloni è sostenuta da quattro colonne costruite in pietra arenaria, sormontate da capitelli di foggia varia rivestiti per lo più di fogliame, talvolta adorni con draghi, uno con testa d’uomo, fondate su base attiva e collegate con arcate ad otto semicolonne incastrate nel muro perimetrale. Alcune coppie di semicolonne hanno collarino tondo, capitello scolpito in altorilievo con figure di grifone, o altri uccelli rapaci ed abaco rettangolare.

Le sculture dei capitelli delle due semicolonne verso oriente riproducono moduli di disegno ripetutamente scolpiti dai maestri Guitonio ed Atto nella chiesa e nella cripta di S. Lorenzo in Vallegrascia di Montemonaco e ripetuti a S. Maria de Teramo in Comunanza, e nel portale della Pinnova di Montefiore dell’Aso.

Opere tutte da riferire alla metà del sec. XII (cfr. G. Crocetti, Istituzioni monastiche del sec. XI e XII ai piè dei Sibillini, Ed. Il Segno 1995, pp.225-240 e 264-266).

Nell’abside si aprono tre finestre a feritoia, mentre due altre si vedono sul lato destro ed in quello sinistro, tutte con strombo verso l’interno.

Al centro dell’arcata tra le due colonne verso oriente è posta una croce formata con tavole di notevole larghezza, e sul davanti è fissata la scultura del Crocifisso con aureola intagliata a giorno, perizoma annodato sul fianco destro, piedi inchiodati sovrapposti, mentre dietro l’immagine del Crocifisso è stata riproposta con dipinto a tempera. E’ un vero peccato che quest’immagine tanto venerata in passato dai lapedonesi e popolazioni limitrofe, sia stata deturpata con imbiancatura di calce ed infestata da tarli roditori.

Negli ultimi anni tutto il monumento è stato attentamente esaminato da studiosi di architettura, scultura, storia dell’arte e storia locale. Tutti sono concordi nel respingere l’ipotesi che la cripta risalisse al secolo IX; gli elementi costruttivi e decorativi non autorizzano tale datazione.

Le misure dell’abside, m. 7,25 da spigolo a spigolo, lo sviluppo in altezza e in profondità, computato nella formula classica del numero aureo, comune alla maggior parte delle chiese romaniche costruite nel fermano da maestranze guidate da monaci benedettini. In un’epoca a cavallo tra l’XI e il XII secolo, orientano per una datazione compresa nella prima metà del sec. XII.

Verso tal periodo indicano i diversi motivi di scultura ornamentale, profusi nei portali, nei capitelli della chiesa e della cripta, nell’ambone e nell’altare, dopo aver fatto i confronti con analoghe espressioni artistiche presenti in chiese coeve, costruite sotto la guida dei monaci di Fonte Avellana.

Tale datazione aveva proposto anche il Serra, settant’anni fa.

Giuseppe Crocetti

Tratto da: “LAPEDONA storia ed arte”, a cura di Luigi Rossi e Giuseppe Crocetti, Andrea Livi Editore, anno 1998