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Cenni storici su Montelparo

Primi insediamenti di epoca picena, castello di origine longobarda VIII secolo

A Montelparo nel 1910 furono rinvenuti reperti di epoca picena, ma questi, custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona, andarono in gran parte perduti durante l’ultimo conflitto mondiale. Tra i reperti figurano punte di lancia di ferro, oggetti di abbigliamento ed ornamento di bronzo, anfore ed anelloni, uno dei quali viene definito di tipo “ Montelparo”.
Secondo Giovanni Cicconi, che fu direttore della Biblioteca dell’Archivio Diplomatico comunale di Fermo, ed altri studiosi, il castello sarebbe stato fondato nell’ottavo secolo da un longobardo di nome Eliprando. Di qui, per corruzione, sarebbe derivato il nome di Monte Elprando e quindi Montelparo. Secondo altri il nome deriverebbe dalla sua posizione: due colli di pari altezza, posti l’uno di fronte all’altro.
Attorno al secolo quattordicesimo contava 5000 abitanti ed il giro delle sue mura merlate raggiungeva la  circonferenza di circa un miglio. A quell’epoca attirò molte famiglie dalle zone limitrofe. Detto “Magnifica Communitas” per le nobili famiglie che vi risiedevano, per le costruzioni, per i condottieri e per i tre monasteri: Benedettino, Agostiniano e Terz’Ordine francescano (quest’ultimo risalente al 1259).
A Montelparo possedevano case e terreni ed anche le due chiese di S. Pietro e S. Silvestro le religiose di Sant’Angelo Magno, che erano potentissime ad Ascoli. Protette da re e imperatori, le loro badesse godettero anche dei titoli di contesse e baronesse. Il loro potere ebbe termine con una bolla di papa Paolo II del 12 agosto del 1460. Il monastero passò così ai monaci Olivetani, poi ai monaci camaldolesi e, sopravvenute le soppressioni statali di questi, passò al demanio e ad usi civili.
Il castello era politicamente diviso in quattro contrade, ciascuna delle quali dava al Comune i suoi Elettori e Magistrati. Posto a soli 7 chilometri da Santa Vittoria, capitale del Presidato Farfense nel Piceno, Montelparo fu compreso nella giurisdizione dell’Abbazia di Farfa (la chiesa matrice di San Michele apparteneva ai monaci Farfensi). A tal proposito va ricordato il Breve di Sisto V (di cui fu Camerlengo il più illustre dei Montelparesi: il Cardinal GREGORIO PETROCCHINI) nel suo primo anno di pontificato, il 1585: “Dilectis Filiis, Universitati, et hominibus Castri Nostri Montis Elpari”. Presso l’archivio del soppresso convento degli Agostiniani era reperibile, fino al 1878, a detta del Pastori, una pergamena oggi scomparsa contenente un Istromento datato 20 maggio 1192, con cui l’Abate di Farfa Pandolfo concedeva in enfiteusi a terza generazione ai figli di Ruggiero Alberici alcuni terreni in territorio di Montelparo, compresi due mulini sul fiume Aso con facoltà di derivarne le acque (tale facoltà veniva concessa solo a pochi). Un esauriente documentazione su Montelparo è contenuto nella collezione di    pergamene antiche del suo archivio comunale che, per ordine della Prefettura di Ascoli Piceno, nel novembre del 1935, passò all’Archivio Diplomatico di Fermo, annesso alla Biblioteca Civica. Questa raccolta comprendeva circa 180 documenti membranacei, dall’anno 1216 all’anno 1780, tenuto conto anche di alcuni frammenti. Trenta di queste, di cui 18 oggi smarrite, vengono riportate nell’Appendice Diplomatica di F. Tanursi, inserita nel tomo XVII delle Antichità Picene del Colucci, mentre altre vengono citate nelle Memorie Storiche del Pastori. In altri tempi comunque la collezione doveva essere ben più ricca e doveva comprendere quanto restava dei due archivi: l’Archivio Segreto della Pubblica Segreteria e l’Archivio dei padri Agostiniani. La fusione tra i due archivi probabilmente è avvenuta quando furono incamerati dallo Stato i beni delle “ famiglie religiose”. In una pergamena del 1242 si parla dello scomparso castello di Bucchiano, che era situato tra gli attuali Montelparo e Monterinaldo. Bucchiano fu distrutto nel 1379 dai soldati di Montelparo e di Santa Vittoria in Matenano su ordine del Rettore della Marca. In quel tempo c’era un conflitto tra il Rettore e Rinaldo da Monteverde, tiranno di Fermo, il quale aveva occupato Bucchiano per mezzo del suo luogotenente Fucaporo. Nella stessa pergamena si incontra il nome del celebre Fidesmido, signore di Monteverde, il cui passato è celebre nella storia di Fermo, nonché i nomi di due località prossime al torrente Indaco (allora Indico): Pastine e Podiun Infantilunorum. Vi si incontra poi il nome di “Catellianum”, o Catigliano, un castello posto su di un colle a settentrione di Montelparo e ad occidente  di  Monte Rinaldo. Questo castello, situato di fronte ad un altro colle detto “Colle Tondo”, fu in seguito distrutto e gli abitanti si raccolsero in una contrada cui diedero il nome di “Catigliano”.
In una pergamena del 1244 si parla degli stipendi dei soldati montelparesi di guarnigione a Faenza in servizio della Curia. In una pergamena del 1245 viene riportato l’atto di vendita del conte Ruggero e del figlio Ferro, sindaco di Montelparo, di tutti i loro beni siti nel castello di Bucchiano. Altre pergamene in genere documentano l’interesse di Montelparo ad annettersi il vicino castello di Bucchiano. In una pergamena del 1264 si incontrano i nobili di Torre di Casule, un castello andato distrutto che era situato tra Catigliano e Monteleone. In una pergamena del 1273 viene citata una tale Donna Contadina di Catigliano residente a Fermo ed in un’altra del 1274 una tale Donna Isabella dei Nobili di Torre di Casule. E’ del 1290 la Bolla, con la quale il pontefice Nicolò IV, in premio della fedeltà di Montelparo verso la Chiesa di Roma, concede a questo Comune la facoltà di eleggere in perpetuo il proprio Podestà e gli altri pubblici ufficiali. Nel 1295 si parla di una multa comminata dal Tesoriere della Marca Anconetana ad un tale Giacomo Rinalduccio di Montelparo, per alcuni delitti da lui commessi. Nel 1295 si parla dell’acquisto di mulini sul fiume Aso da parte del sindaco di Montelparo. In una pergamena del 1301 si riferisce di una multa che il paese dovette pagare al Tesoriere della Marca di Ancona per aver dato ospitalità a due banditi: Marchetto e Giovanni da Rovetino. Una pergamena del 1320 riferisce di un contratto del Comune di Montelparo con un ebreo e riporta
anche parole in lingua ebraica. Nel Medio Evo vi erano infatti diverse famiglie ebree a Montelparo, come ci riferisce lo storico Pastori. Questi praticavano largamente l’usura prima che venissero istituiti i Monti di Pietà. In una
pergamena del 1323 il papa Giovanni XXII loda e ringrazia i Montelparesi per la fedeltà dimostrata la Santa Sede contro i Fermani ed i Fabrianesi ribelli.
Lo Statuto di Montelparo fu stampato per la prima volta nel 1570 presso il tipografo Astolfo De Grandis di Ancona. A quell’epoca esisteva il manoscritto lacerato e corrotto. Pertanto, prima di darlo alle stampe, fu incaricato dal
Comune Tolomeo Pellei di trascriverlo sempre a mano. Una volta stampato, lo Statuto occupò 186 pagine in foglio grande e carattere minuto. Per capire a quale epoca potesse risalire questo Statuto manoscritto occorre fare riferimento ad una Bolla del Papa Niccolò IV del 1290, riportata nello Statuto a stampa, con l’indirizzo: “Consilio et Comuni Castris Montis Elpari, Firmanae Dioecis”. In tale bolla si ha la conferma pontificia dell’istituzione del Podestà e pertanto, secondo il Giulietti, nel 1290 doveva già esistere lo Statuto di Montelparo che doveva risalire con ogni probabilità al 1200. Questo Statuto prevedeva una vera e propria Repubblica. Il Consiglio di Credenza, composto di 8 eletti facoltosi cittadini, poteva eleggere e convocare il Consiglio di Cernita composto di 32
membri, 8 per contrada. Questo poteva convocare il Consiglio dei Cento, 25 per contrada, il quale non aveva limiti nello spendere e poteva deliberare su qualunque materia. Le leggi statutarie subirono una prima riforma nel 1567 ed
una definitiva nel 1585 con un Breve del pontefice Sisto V nel primo anno del suo Pontificato. A Montelparo guardarono sempre con predilezioni papi (vedi Niccolò IV e Sisto V) ed i Montelparesi corrisposero sempre con fedeltà fino a prendere le armi in varie occasione in difesa del potere temporale dei Papi.
Sono da ricordare a tal proposito la guerra di Montelparo contro la terra di Santa Maria in Lapide, nell’odierna Monte Gallo, quella contro il vicino Monte Rinaldo per la presa di Bucchiano e quella contro i castelli di Fermo e di
Fabriano, ribelli alla Chiesa. Il Papa Urbano VI, appena eletto nel 1378, indirizzò un Breve di plenaria assoluzione per omicidi, incendi e devastazioni commessi dai montelparesi nel conflitto con Monte Rinaldo. Bolle, privilegi ed
indulti papali risultano documentati da un decreto del Cardinale di Aquileia nel 1445.
La decadenza di Montelparo iniziò tra la fine del secolo XVII (anno 1683) e l’inizio del XVIII, quando si verificarono degli smottamenti del terreno causati dalle falde acquifere, che culminarono con i crolli per il terremoto del 1703.
L’assestamento geologico provocò lo sprofondamento della parte centrale del paese, coinvolgendo una serie di edifici, come la chiesa di Sant’Angelo ed il Palazzo Comunale stesso, che in seguito fu ricostruito più a valle. Il paese,
guelfo da sempre, ebbe un Ospedale, un Monte di Pietà, un Monte Nummario ed un Monte Frumentario. Sul finire del secolo XVI, Sisto V, nel creare la nuova Diocesi, lo aggregò a Montalto, sottraendolo a Fermo.
Montelparo ha dato i natali a due cardinali: Gregorio Petrocchini (1546-1612) e Fulgenzio Travelloni, nonché all’artista Giovanni Di Stefano, intagliatore marchigiano del sec. XV. Nella Guida Artistica della città di Fermo del 1889 il marchese Filippo Raffaelli, regio ispettore agli scavi ed ai monumenti, riferisce che il domenicano P. Giovanni Battista Antoniuccio Porti da Fermo nel 1448 fece fare a sue spese il Coro della chiesa di S. Domenico valendosi dello scultore intagliatore di legno Maestro Giovanni da Montelparo. Giovanni Di Stefano nel 1456, con Paolino da Ascoli, aveva costruito il coro di Santa Maria Nuova di Perugia, un complesso architettonico di 26 seggi più il trono centrale.
Nell’ultimo seggio a destra si legge ancora: “Cum Sotio Suo Johanne De Montelbero”.
Il paese conserva ancora i resti della cinta muraria medievale. Sono da notare l’ex Convento dei Padri Agostiniani, edificato nel secolo XVII con il suo bel porticato interno, e l’adiacente chiesa di S. Agostino. Il palazzo municipale con
torre cilindrica dei secoli XIV-XV conserva una tela dipinta da Bartolo da Siena, che rappresenta la “Strage degli Innocenti”. La quattrocentesca parrocchiale di San Michele Arcangelo, con le sue forme gotiche, conserva al
suo interno affreschi dei secoli XIV, XV e XVI nonché un affresco di scuola senese del secolo XVI. La chiesa di S. Maria Novella, nella zona est del paese, dove un tempo era il Ghetto Ebraico, custodisce al suo interno un dipinto ad
olio su tela di Vincenzo Pagani, artista di Monterubbiano che risente dell’influsso di Carlo Crivelli. Dalla Porta da Sole del secolo XIV si accede alla chiesa di S. Gregorio Magno, la cui abside è costituita da un bastione di difesa
della Porta. Sulla sua facciata spicca lo stemma del cardinale Gregorio Petrocchini: un elefante con una torre. Percorrendo la salita di via Castello s’incontrano il palazzo Petrocchini e la ex-sede del Monte Frumentario. Nella
parte bassa del paese, che fu ricostruita dopo il terremoto del 1703, c’è la nuova sede del Comune con le sue mura antiche e con la sua torre cilindrica, caratteristica ricorrente nella cinta muraria. Di fronte al palazzo comunale si
nota il convento (ricostruito nel 1686) degli Agostiniani. La chiesa rurale di Santa Maria in Camurano presenta molti affreschi: alcuni appena restaurati ed altri, se non si interviene subito, ormai in via di disfacimento. Le abitazioni a
Montelparo, in cotto ed in pietra, sono disposte a gradoni in base ad esigenze geologiche e forse anche difensive. Pertanto sembrano eseguire delle linee concentriche lungo il colle, alla cui sommità vi è la chiesa di San Michele
Arcangelo.

Giuseppe Mariucci