Ponzano di Fermo → Borgo e Territorio

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Ponzano di Fermo, il paese, il territorio

rampa torrione

Rampa di accesso al castello

IL TORRIONE E LA VECCHIA STRUTTURA DEL CASTELLO

Dalla porta della chiesa di S. Maria lo sguardo si leva verso la mole del Torrione che funge da porta d’ingresso al castello e che domina il paesaggio tutt’intorno.
Una rampa unisce la struttura del vecchio castrum agli spazi sottostanti in un singolare impianto topografico che aiuta a rilevare il primitivo aspetto dell’assetto difensivo.

La ricostruzione del Torrione, avvenuta nella seconda metà del 1400, ha eliminato ciò che vi era di più originale avvalendosi di tecniche e nuove strutture più confacenti ai tempi.
Ha merli a coda di rondine, emblema di parte ghibellina.
Attraverso la porta d’ingresso, il basso loggiato a tre arcate e fornici a sesto acuto, l’antica via Oscura, si accede all’interno del vecchio incasato.
Nella Toponomastica Ottocentesca vi era ancora la memoria di vie e vicoli che ci riportano a particolari mestieri che lì si svolgevano ed alle loro funzioni avute nel tempo:
-Via Oscura
-Vicolo del Calzolaio
-Vicolo del Pesco
.Vicolo Rotondo
-Vicolo del Canavino
-Vicolo dell’Ortolano
Attualmente hanno perso le loro fattezze naturali o sono scomparsi nelle ristrutturazioni del XVIII e XIX secolo, rimanendo, i superstiti, a testimoniare come l’antica struttura potesse servire allo svolgimento e condizionamento della vita quotidiana del piccolo Castello.
Nel primo vicolo a destra è presente il medievale ingresso al Palazzo della Comunità con un elegante arco ornato in cotto del sec. XVI attraverso il quale si accede nella parte superiore del Loggiato le cui stanze fungevano, fino ad un secolo fa circa, da Edificio Pubblico. All’interno è visibile parte di un affresco che ornava la piccola Cappella del Palazzo raffigurante la Madonna della Misericordia col Bambino e San Giorgio, compatrono di Ponzano.
Per la sua esecuzione la Comunità, nel bimestre luglio-agosto 1570, pagò Fiorini 4 ad un tal “Vincenzo pittore”, non altrimenti conosciuto nella storia dell’arte locale. E’ da escludere in ogni modo il pittore Vincenzo Pagani (1490-1568), poiché a quella data era già defunto da due anni.
Dalla ristretta “Piazza della Comunità”, si diparte la via che divide l’agglomerato in due blocchi di case a schiera, in una configurazione semplice ristretta.

Portale in cotto

Portale in cotto

A metà della ripida china, a destra,la facciata di una abitazione attira l’attenzione con il suo ornamento in cotto di gusto antico e con l’arco della porta d’ingresso che mostra disegni finemente scolpiti.
L’aperto scenario permette di riconoscere i contermini Comuni di Monte Giberto e Grottazzolina e, più lontano, quelli di Rapagnano, Montegiorgio, fino agli indistinti paesi alle falde dei Sibillini.
Proseguendo la china a sinistra, si transita nella parte iniziale di Via Roma: a destra si incontra Via dell’Allegria, originalissimo nome conferito nell’ottocento alla medievale Via del Monte Frumentario.

 

 

 

Abitazioni originali del 1400

Abitazioni originali del 1400

Seguendo la breve discesa si passa a fianco di piccole case a schiera con le fattezze originali di insediamento urbano del secolo XVI, fatto di abitazioni basse e modeste con piccole finestre.
La loro costruzione, come del resto la parte occidentale dell’abitato fino allo spazio ove sorgeva la chiesa di S. Giorgio, (di fronte all’edificio dell’attuale Scuola media9 è dovuta al fenomeno dell’incastellamento di nuove famiglie, successivo alla distruzione del Castrum S. Mariae Matris Domini (30 Settembre 1443).
Il nuovo disegno urbano, completato con le costruzioni lungo la dorsale collinare, aggiungeva così una seconda entrata che immetteva al nucleo centrale del Castello. Oggi è comunemente conosciuta, nella forma dialettale, come “Lu ntrotu” (dal latino “introitus”, entrata).
Si ritorna su Via Garibaldi, l’antica Via Leon di S. Marco. Si prosegue a sinistra per ritornare ai piedi del Torrione.
A metà percorso, a sinistra, sull’abitazione più bassa, in un mattone è segnata la data “1443-adì 2 aprile”, probabilmente apposta sul fronte di una casa o di una chiesa costruita nel perimetro fortificato del Castello dopo le incursioni devastanti delle Milizie Sforzesche.
Periodo storico e data molto importanti per Ponzano, insieme documento e testimonianza della nuova realtà dell’incastellamento di famiglie provenienti dal distrutto Castello di S. Maria Matris Domini e l’inizio dell’espansione abitativa fuori della cerchia muraria: lungo la dorsale collinare (Vie Garibaldi e I Maggio); nella parte occidentale (Via dell’Allegria e Via Loreto, le antiche Via del Monte Frumentario e Via S. Giorgio) e negli spazi intorno e dietro la chiesa parrocchiale di S. Maria (Largo Diaz e Via Bora).
Più avanti, dove l’assetto urbano delle abitazioni a schiera offre uno spazio più grande ….. uno spiazzo, che i Ponzanesi scherzosamente chiamano Piazza, si transita dinanzi al Palazzo Comunale (a sinistra) realizzato nel 1901 su progetto dell’Ing. Alessandro Mercuri.

 

 

foto aerea Torchiaro

foto aerea Torchiaro

TORCHIARO

L’abitato di Torchiaro, ubicato su di una collina, si erge tra le due strette valli del Cosollo e del Rio, e si sviluppa nell’antico insediamento medievale con la sua forma poligonale allungata e stretta.
La frazione si raggiunge dopo aver percorso i tornanti della Provinciale Torchianese n. 167.

 

 

 

 

Ingresso e benvenuto

Benvenuto di arrivo

 

 

L’abitato inizia con la Via che si biforca per raggiungere, a destra i centri di Moregnano e Petritoli, a sinistra il Nucleo urbano.
Gli insediamenti costruiti a schiera, prevalentemente nei secoli XVII, XVIII e XIX, hanno contribuito a sviluppare il piccolo paese nella parte occidentale a ridosso della cerchia muraria.

 

 

 

 

Ingresso

Ingresso

Dopo una breve salita, si presenta a destra l’antica Porta d’ingresso (seconda metà del sec. XV), attraverso la quale si accede nell’incasato dell’antico Castello

Due vie ci introducono nell’assetto urbano, semplice e ristretto.
Ad est, una stretta via, non a caso chiamata Ripe da Sole, corre per tutta la lunghezza dell’abitato sul crinale della valle del Cosollo.
L’alta muraglia ci indica come fosse l’aspetto definitivo medievale e la difficoltà, per un assediante, di accedere da quella parte.
La vista spazia nel meraviglioso quadro naturale intatto che offre la stretta valle, con rilievi collinari e profondi fossi che formano i primi avamposti del sovrastante e quasi inaccessibile colle di Monterubbiano.
Il bizzoso Cosollo, torrente poco affidabile, si perde nel verde sempre più intenso, fino a confluire nel fiume Ete Vivo dopo una corsa di cinque chilometri.

Piazza e chiesa S. Simone

Piazza e chiesa S. Simone

 

 

L’altra via, la principale, chiamata Via Porta (l’antica Via S. Giovanni) mostra a sinistra uno slargo e vicoli ciechi e a destra case a schiera che conducono alla Piazza S. Simone con l’omonima chiesa.

                                                                                                               Ferruccio Scoccia