Lapedona → Borgo e Territorio

porta marina ingresso - Lapedona

Borgo Lapedona visto da G. Crocetti

BORGO E TERRITORIO

Chi viene dalla costa, percorrendo la statale adriatica, può giungere a Lapedona per le strade provinciali, tutte asfaltate, che vi si innestano a Torre di Palme, oppure al Fosso S. Biagio o a Marina di Altidona, fino al trivio. Chi viene da Fermo, o dalla Valle d’Ete, deve percorrere la strada che sale dai Sacri Cuori. Chi scende da Monterubbiano o Moresco giunge a Lapedona per la strada prov.le n. 35.
A chi viene con mezzo proprio si suggerisce l’ingresso al capoluogo per la monumentale “Porta Marina” ornata di arco gotico e merli a coda di rondine, e proseguire a sinistra per via Roma che immette nella piazza centrale e qui fare sosta per ammirare i monumenti che vi si affacciano.
A detta piazza i pedoni possono accedere anche salendo la scalinata della “Porta da Sole”, che conserva tutte le sue caratteristiche di struttura medievale.
Sul lato meridionale della piazza si affaccia il Palazzo del Comune, imponente costruzione ultimata nel 1589, da sempre, nei secoli passati, sede del Magistrato e del Consiglio di cernita, dal Risorgimento in poi, sede del consiglio comunale, del sindaco, del podestà e di altri uffici amministrativi: stato civile, collocamento ecc. Sopra il tetto svetta un campanile a vela con campana per la convocazione del Consiglio e per chiamare con segnali convenuti e diversificati, singoli dipendenti dislocati fuori per servizio. Sul lato sinistro del Municipio, sul fondo di un vicolo chiuso è istallata una scultura in bronzo raffigurante il fisico Temistocle Calzecchi Onesti, docente nei maggiori licei italiani del secolo scorso, inventore del “Coherer”, apparecchio utilizzato da Guglielmo Marconi per la ricezione delle onde elettromagnetiche nel telegrafo senza fili. Una lapide murale al lato, ricorda che in quella casa nel 1853 nacque l’illustre professore, figlio del dottor Icilio Calzecchi Onesti, medico condotto di Lapedona, oriundo di Monterubbiano.
Sotto il loggiato del palazzo municipale, su pilastro marmoreo è installato un cippo funerario romano, d’epoca imperiale con iscrizioni mutile e scultura in rilievo di un genio alato ed altre figure mutile.
Non se ne conosce la provenienza. Essendo un oggetto mobile, non si può ritenere come storicamente valida l’asserzione espressa nell’epigrafe sottostante la quale attesta apoditticamente che in epoca Romana-Imperiale (II-IV sec.) Lapedona fosse un “Municipio Romano”, qualifica riservata a città importanti come poteva essere la vicina Fermo. All’interno dello storico edificio sono degni di ammirazione alcuni manufatti come la scalinata, alcune suppellettili, la decorazione di alcune sale. Tra gli oggetti d’arte va segnalato un piccolo quadro “Beata vergine con Bambino” di stile raffaellesco. Nella sala consiliare una tela, ex pala di altare. Raffigurante “Madonna col Figlio in gloria, S. Filippo Neri e san Giovanni Battista”.
Sulla facciata del comune due lapidi stanno a ricordare i nomi dei “Caduti” nella prima e seconda guerra mondiale. Al centro della piazza, di fronte alla chiesa di S. Nicolò, spicca la monumentale Fontana con Aquila, stemma del comune (tre monti con Croce di Lorena), tre graziosi delfini con getto d’acqua, inaugurata nelle feste patronali il 15 luglio 1908.
La piazza è intitolata a Giacomo Leopardi; sul lato occidentale si proietta maestosa l’abside ed il campanile della chiesa parrocchiale, dedicata a S. Giacomo.
Attraverso la via Veneto si accede alla contrada “da capo”, antico quartiere del castello medievale. Fatti pochi passi eccoti un’altra piazza, non grande, intitolata a S. Giacomo, sulla quale lateralmente si stende la facciata della chiesa parrocchiale in stile neoclassico.
Accanto alla Prioria, va notato, come edificio di rilievo, il cinema-teatro col complesso dei locali adibiti per le opere parrocchiali, con finalità altamente educative e formative, ove ogni buon lapedonese ha trascorso tante ore dell’infanzia e della giovinezza, conservando tanti cari ricordi di insegnanti e di compagni.
Il quartiere “da capo” verso ovest ha uno spaccato di vista panoramica verso i monti Sibillini, molto apprezzabile per i vari toni di illuminazione che assumono nella rotazione del sole; splendente al mattino. Fulgido a mezzogiorno, carico di ombre sul calar della sera. Fonte ispiratrice per l’anima che sa cogliere ancora la bellezza della natura.
Per via Piave si gira a destra per scendere in Piazza; dietro la monumentale fontana, le fa da sfondo una chiesa monumentale.
Da piazza S. Giacomo ci si trasferisce a piazza S. Lorenzo attraverso via Fratelli Kennedy.
Lungo il percorso si incontrano la sede dell’ambulatorio, ex ospedale. Vivo è il ricordo delle Suore di Maria Bambina che per circa un secolo gestirono la scuola materna e promossero iniziative per l’educazione della gioventù femminile. Più avanti, a destra, l’imponente edificio delle scuole elementari, eretto nell’area che, fino al 1915, era stata occupata dalla chiesa di S. Maria, ivi costruita fin dal sec. XIII al tempo dell’incastellamento della popolazione rurale proveniente dalla corte di saltareccio, e successivamente gestita da una piccola comunità dei Frati Eremitani Agostiniani, fino alla soppressione delle piccole comunità, decretata dal Papa Clemente X nel 1652. nel 1653 i beni goduti dagli Agostiniani, dal vescovo di Fermo furono assegnati al monastero fermano delle Clarisse.
Attraverso Piazza San Lorenzo, per un vicolo assai angusto a man sinistra, si accede alla nuova Piazza della Concordia con ampia veduta panoramica a settentrione e verso il mare Adriatico. Da est, dal nuovo borgo, sale verso lo spiazzale la Via dell’Accoglienza, simpatica, moderna denominazione, bene augurante.
Alle spalle verso ponente lo sbarramento di case private che è a ridosso del maestoso campanile dell’ex Collegiata, costruito nel 1732, isolato dalla chiesa, perché impiantato e sviluppato sopra un baluardo delle antiche mura che circondavano il castello medievale.
Chi volesse, specialmente in estate, godere un po’ di fresco e tanta tranquillità si incammini verso il vialetto che, ombreggiato, con percorso pianeggiante procede verso ponente; per la ricreazione, la conversazione, la lettura ci sono sedili, zampillanti fontane, fiori di ogni specie, cura e pulizia; la natura vi aggiunge ombre e tanta frescura rallegrata dal cinguettio di uccelli di ogni specie in libero volo.
Per chiudere l’anello del giro intrapreso per il vicolo a sinistra della chiesa di S. Nicolò si rientra nella piazza grande del Comune, donde s’era partiti.

 Giuseppe Crocetti

Tratto da: “LAPEDONA storia ed arte”, a cura di Luigi Rossi e Giuseppe Crocetti, Andrea Livi Editore, anno 1998