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Arte a Monte Giberto

Chiesa di S. Nicolò – di S. Giovanni Battista – di S. Antonio di Padova – della Madonna delle Grazie

1-Chiesa di S. Nicolò. Fondata nel 1090 a tre navate, ebbe il titolo del S. Sepolcro, mutato poi in quello di S. Nicolò. Fu totalmente ricostruita nel 1746 in aggraziate forme tardo-barocche, che richiamano lo stile del ticinese G. Maggi, attivo in quegli anni nel Piceno. Dietro l’altare maggiore si vede una Statua di S. Nicolò, scolpita verso il 1750. In un altare laterale è posta la Statua della Desolata, ispirata al secentesco simulacro della Madonna del Pianto venerato a Fermo. Vi è conservato anche un plastico in legno policromo della S. Casa di Loreto, lavorato nel secolo XVIII . Nel presbiterio sono esposte due tele: Madonna del Rosario e santi con 15 raffinati ovali dei “misteri”, eseguita nel 1580 per la chiesa della Madonna delle Grazie da un ignoto ma dotato pittore, a conoscenza del “matrimonio mistico di S. Caterina” del Veronese, non lontano dai modi di E. Ramazzani. Gasparini e B. Nucci; Ultima Cena, eseguita a Firenze nel 1602, su commissione della Confraternita del Sacramento, da un ignoto pittore che qui si esercita in acerbi tentativi di un luminismo di sapore caravaggesco. Nella chiesa sono esposte altre due tele: Madonna di Loreto e Santi, dipinta verso il 1686 per l’omonimo altare da un ignoto pittore che fa pensare ai modi di Lorenzino da Fermo o del suo concittadino G. G. Fantini; Crocifisso e i SS. Antonio abate e Giberto che reca in mano il plastico di Monte Giberto, quadro eseguito nel 1771 per un altare della chiesa di S. Giovanni Battista forse dal pittore montegibertese Gilberto Todini.

2-Chiesa di San Giovanni Battista – Segnalata fin dal secolo XIII, fu totalmente rinnovata da un ignoto architetto nel 1770 in stile settecentesco con evidenti residui barocchi. L’antica chiesa conservava alcuni affreschi e un prezioso e perduto trittico con “La Madonna e i Ss. Nicolò e Giovanni Battista”, eseguito da Carlo Crivelli nel 1478. L’interno, dalle forme armoniche ed eleganti, custodisce alcune elaborate Statue di Profeti in stucco di stile barocco, e una tela marattesca del secolo XVIII, raffigurante la Madonna col Bambino, Santi e Anime del Purgatorio, uscita probabilmente dalla bottega di Ubaldo Ricci di Fermo. Nell’abside si vedono affreschi con scene della vita di S. Giovanni Battista (Battesimo di Gesù, il Battista nel deserto, Banchetto di Erode) e nel catino, su due spicchi, S. Giovanni Battista indica in Gesù l’Agnello di Dio. Sono dipinti considerevoli del 1941-1942, eseguiti da Ciro Pavisa, pittore di Mombaroccio (PU) che, muovendo da un accademismo otto-novecentesco, si apre qui a uno schietto naturalismo. L’organo fu eseguito da Vincenzo Paci nel 1876: ha una facciata di 21 canne, una tastiera di 47 tasti e una pedaliera a leggìo di 19 tasti.

3-Chiesa di S. Antonio di Padova – Sorta nel 1742, conserva all’interno una tela coeva con la Madonna e S. Antonio di Padova, collocata entro un altare a colonne tortili, uscita probabilmente dalla bottega dei Ricci di Fermo.

4-Chiesa della Madonna delle Grazie – Su una chiesetta del secolo XIII a forma di cappelloncino affrescato, nel 1757 sorse l’attuale chiesa a tre navate su disegno del ticinese G. B. Vassalli in uno stile che coniuga elementi tardo barocchi con elementi di gusto classico.
Custodisce sull’altare maggiore, entro un baldacchino, la piccola statua della Madonna delle Grazie, un gioiello di devozione e di arte scultorea, che ha generato l’omonimo santuario. Il preziosissimo simulacro viene attribuito a un artista di scuola pisana del secolo XIV. Dietro l’altare si trova una tela restaurata raffigurante la Natività di Maria, copia pregevole di un dipinto di Annibale Carracci, già a Loreto e oggi al Louvre.
L’ignoto copista potrebbe essere il Todini, autore forse anche delle due grandi tele, anch’esse probabilmente copia, esposte nel presbiterio. Nell’abside si scorgono gli affreschi eseguiti da L. Catini nel 1916 con figure ed emblemi mariani: decorosa opera giovanile con echi di arte liberty floreale, occhieggiante il De Carolis. Nella volta, scialbe e scolastiche figure mariane di A. Moreschini (1946). L’organo è stato realizzato da Angelo Morettini di Perugia nel 1830; ha una facciata di 25 canne, una tastiera di 50 tasti e una pedaliera a leggìo di 15 tasti

Giuseppe Santarelli