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amandola x vergari

Amandola, Giulio Vergari

Magistrer Iulius Vergarius Pictor. Un pittore ad Amandola nel XVI sec.

La vita

La prima presenza documentata del pittore è dell’ottobre 1502 allorché il Comune di Amandola versa la somma di venti soldi per la raffigurazione dell’arme del Cardinal Legato. A tale data il Vergari è indicato già come magister, quindi come persona professionalmente indipendente, ciò suggerirebbe la sua nascita intorno al 1480.
In ragione della scarsità di notizie sulla giovinezza e sul suo apprendistato artistico, possiamo affermare che la sua esistenza sia limitata entro i confini amandolesi spendendosi fra commissioni locali, impegni pubblici ed operazioni commerciali.
Sicuramente possiamo porre la sua residenza presso porta S. Biagio, accanto al monastero benedettino di S. Lorenzo, poi in contrada Vallelunga e quindi nel rione porta del Mulino.
Le fonti attestano il suo impegno per diversi bimestri quale Priore (1528) e Difensore di giustizia (1540 – 1545) e, in qualità di pittore, è incaricato di affrescare la cappella intitolata a S. Elisabetta presso la chiesa di S. Agostino (1534), di decorare un tabernacolo per la chiesa di S. Francesco (1544) e lavori, per la confraternita dello Spirito Santo, presso la chiesa di S. Tommaso (1547). Numerosi sono, inoltre, gli atti di compravendita, permute, prestiti effettuati negli anni.
Ha contratto due matrimoni il primo, nel 1524, con Paola Viziati ed il secondo, nel 1529, con Andreina Cucchiaroni; da queste nozze nasceranno dal primo: Vitruccio e Castoria, dal secondo Trifonia.
Dal 1554 è attestato quasi costantemente ad Ascoli Piceno, città in cui risiede il figlio Vitruccio, anch’egli impegnato nell’esecuzione di tabernacoli, stendardi, insegne devozionali.
Non si conoscono la data ed il luogo del decesso ma dalla lettura dei documenti sembra essere avvenuta fra il marzo 1559 e l’agosto del 1560.

 

Le opere certe

La prima opera nota è la Madonna del Rosario commissionatagli dalla Confraternita del Rosario per la chiesa di S. Michele a Bolognola (MC).
Nella segnatura della tavola, infatti, si riporta il nome : JIULIUS DE AMLA e l’anno MDXIX
Uno dei primi esempi che tratti questa tematica, ciò che fa sospettare di essere in presenza di un pittore attento alle innovazioni artistiche del momento tanto da poter esprimere, con la Tarquinio(1), “…a meno che il Vergari stesso non fosse artista di profonda cultura e basasse il proprio lavoro su un attento studio delle fonti iconografiche.”

Del 1521 è, invece, la tela nella chiesa di S. Giovanni Battista di Montemonaco che tratta, anche in questo caso un tema altrettanto particolare, caro all’Ordine agostiniano, della Madonna del Soccorso.
Nella segnatura è riportato : IULIUS VERGARIUS DE/AMANDULA MDXXII ed il nome del committente appartenente alla famiglia Garulli.
Il tema in realtà era già noto al Vergari in quanto nella chiesa di S. Agostino ad Amandola era presente un’opera in cui “… la Vergine accorsa a fugare e a difendere dalle unghie del demonio un bambino per la invocazione della madre.” (2) La tela, attribuita erroneamente al Vergari, sarà di fondamentale importanza per l’acquisizione tipologica a cui il nostro attingerà anche per le opere successive.
Il quadro, scomparso da anni, venne probabilmente commissionato dagli agostiniani o dalla stessa Confraternita del Soccorso, che aveva ad Amandola un altare dedicato nella chiesa del Beato Antonio, dopo la predicazione di fra’ Silvestro da Città S. Angelo, come indicato nella segnatura che portava anche parte di una data: 149... La Marozzi lo attribuisce ad un semisconosciuto Bartolomeo da Amandola, artista senza opere (3).

Nel 1990 in un articolo dedicato al pittore del critico d’arte Luigi Dania (4), viene aggiunto al catalogo un olio su tavola rappresentante la Madonna con Bambino fra i Ss. Pietro, Paolo e l’Annunciazione, esposto alla Galleria Statale di Stoccarda.

L’opera proveniente dalla chiesa di S. Francesco di Capestrano (AQ), secondo lo studioso, passa attraverso diverse acquisizioni e approda alla pinacoteca tedesca.

In questa pala evidenti sono le relazioni con Cola dell’Amatrice, sempre suggerite ma mai comprovate da documenti. La corrispondenza fra la pala di Funti dell’amatriciano e questa tavola sono evidenti: la perfetta specularità della Madonna col Bambino, il disegno geometrico a maglie ottagonali che decorano il pannello posteriore del trono fanno pensare ad un riuso dei cartoni di Cola da parte del’amandolese. Questo farebbe supporre una datazione tarda dell’opera se consideriamo la presenza del Vergari ad Ascoli fra il 1554 ed il ’59.

Le opere attribuite

Stesso tema della Madonna del Soccorso si ritrova nella tela, presso la Pinacoteca di Montefortino, attribuita fin dal 1925 dal Serra (5) all’amandolese. La caratterizzazione fisionomica della Vergine riprende le immagini di Cola a stigmatizzare, ancora una volta , i legami con il pittore amatriciano. Una componente umbra si rileva invece nel bambino e negli angeli che sovrastano la Madonna.
La Cleri (6) aggiunge al catalogo del Vergari un affresco nella chiesa dei Ss. Tommaso e Barnaba di San Ginesio (MC) che rappresenta oltre al san Ginesio, san Tommaso, Vito ed Antonio da Padova. Qui l’elemento caratterizzante è costituito dalla figura di san Vito ripreso fedelmente dalla pala di Recanati del Lotto. Una data graffita, 1529, costituisce il termine ante quem dell’opera.
Nel catalogo dell’artista va incluso l’affresco, conosciuto come Vergine del Divino Amore, raffigurante una Madonna in trono col Bambino nella chiesa di S.M. delle Scalelle di Montefalcone App. Pesanti ridipinture sul volto e mani della Vergine rendono necessario un restauro che permetterebbe una migliore lettura dell’opera (fig. 2).


Infine una Madonna col Bambino della Pinacoteca di Ripatransone, affresco staccato dalla chiesa di San Filippo e Giacomo, può essere aggiunta all’elenco delle opere del pittore amandolese.

 (1) - S. Tarquinio, La pala di Cingoli di Lorenzo Lotto e la sua suggestione nelle Marche del XVI secolo, Tesi di Laurea, UNIMC, AA 1990-91).

(2) Si veda P. Ferranti, 1985, vol. I, p. 586

(3) T. Marozzi, Iconografia umbro-marchigiana della Madonna del Soccorso, in Quaderni di Identità Sibillina, Tolentino, 2001, pp.24-25

(4) L. Dania, 1990

 (5) L. Serra, Le Gallerie Comunali delle Marche, Roma, 1925, p. 111

 (6) B. Cleri, Giulio Vergari (ad vocem) , in AAVV., Lorenzo Lotto nelle Marche , Firenze, 1981, pp. 348 – 349

Bibliografia

G. Cantalamessa, Artisti ignoti nelle Marche, in Archivio Storico dell’Arte, Roma, 1888

P. Ferranti, Memorie Storiche della città di Amandola, Ripatransone, 1985

L. Dania, Giulio Vergari, in La Voce delle Marche, n. 39, 1990

G.M. Claudi, L. Catri, Dizionario storico-biografico dei Marchigiani, vol. II, Ancona, 1993

D. Ferriani, La pittura nelle Marche meridionali in parallelo a Vincenzo Pagani, in Vincenzo Pagani, Milano, 1994

M. Antonelli, Il territorio e la sua arte, in Amandola e il suo territorio, Milano, 1995

T. Marozzi, Gli Agostiniani e l’iconografia della Madonna del Soccorso. Sulle tracce di una vicenda storica obliata. Tesi di Laurea, UNIMC, AA 1993-94

M. Antonelli, G. Gagliardi, Giulio Vergari, Ascoli P., 2002