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Affreschi a Smerillo

nella chiesa di santa Caterina

Questa chiesa, dallo stile architettonico prettamente romanico presenta, nel suo interno, una navata unica con un soffitto a capriate scoperte. Sulla parete di sinistra si conservano dipinti votivi in parte frammentari, venuti alla luce recentemente con l’eliminazione dell’intonaco superficiale: le raffigurazioni, eseguite tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento dai seguaci di Giacomo di Cola e Giacomo da Campli, appaiono stratificate nel tempo e sono attribuibili alla “Scuola pittorica farfense” costituita da Marino Angeli (1404-1463) con centro a S. Vittoria in Matenano. Le immagini non seguono un programma liturgico definito ma ritraggono con semplicità di linguaggio figure di Santi con riferimenti alla “Legenda Aurea”; questo testo, redatto dal predicatore domenicano Jacopo da Varazze nella metà del Duecento, è una raccolta di vite dei Santi come modelli di Fede vissuti in momenti diversi della storia della Chiesa e costituisce per secoli il fondamentale riferimento per l’arte sacra. La contestuale presenza di S. Caterina d’Alessandria e di S. Sebastiano, sottolinea la destinazione di questo sito cultuale per invocare i Santi protettori contro il terribile flagello della peste. I committenti finanziano le sacre raffigurazioni per creare un contatto con il divino, invocare una grazia o in segno di riconoscenza per averla ricevuta; le narrazioni di carattere popolaresco sono strutturate con un’ambientazione minima e con una scarnita gamma cromatica; creano un clima di austera spiritualità e permettono di riscoprire un linguaggio pittorico, voce dell’anima religiosa del tardo Medioevo.

Alessandro Tossici